Auto e CO2. Ci sono utilitarie o berline dai consumi molto bassi (attorno ai 4/5 litri ogni 100 chilometri) e auto sportive o “fuoristrada” di lusso (Sport Utility Vehicle, SUV) che sembrano possedute da petrolieri (persino 12 o più litri per 100 chilometri!): il famoso Porsche Cayenne, il fuoristrada di lusso da 4.500 cc, viaggia in città a 22 litri di benzina per 100 Km ed emette oltre 350 grammi di CO2 a Km.
In Francia e in Svizzera per sensibilizzare i consumatori verso modelli a maggior risparmio e a minori emissioni è stata resa obbligatoria l'etichetta energetica a fasce colorate come quella adottata per gli elettrodomestici. Per gli altri Paesi, Italia compresa, sussiste solo l'obbligo di dichiarare le emissioni di CO2. Anche per questa ragione Legambiente, in collaborazione con l'Associazione Traffico e Ambiente Svizzera, ha deciso di elaborare, per il quarto anno consecutivo, la classifica ambientale delle auto meno inquinanti in vendita sul mercato italiano.
Le migliori della classe. Delle oltre 850 versioni considerate dalla EcoTopTen di Legambiente (escluse le auto con emissioni di CO2 superiori a 180 g/km), più della metà sono Euro 5 e sei hanno già l’omologazione europea Euro 6, obbligatoria dal 2014. Migliora anche l’impatto sul clima dei modelli come dimostra la progressione del numero di vetture con rilascio di gas serra inferiore ai 120 grammi per km presenti nelle ultime edizioni della Eco Top Ten: circa 40 nel 2008, 80 nel 2009, 170 nel 2010, equivalente al 20% delle proposte sul mercato.
Secondo le direttive della Commissione Europea, entro il 2012 dovranno rispettare la soglia dei
120 grammi di CO2 il 65% dei veicoli venduti, nel 2015 il 100%. Obiettivo comunitario al 2020 saranno i
95 grammi di CO2. Lo hanno già raggiunto (e superato) tre vetture presenti nella nostra EcoTopTen generale: l'ibrida elettrico-benzina Toyota Prius 1.8 (89 gr) e le due mini, Suzuki Alto 1.0 nella versione bi-fuel gpl (93 gr) e Smart Fortwo 40kW diesel (89 gr). Circa una cinquantina le “under 100” analizzate da Legambiente e Ata, anche se sappiamo che questo “club” è in rapida espansione.
In tabella abbiamo riassunto la testa della classifica (per la graduatoria generale
vedi la sezione EcoTopTen del nostro sito).
Tabella 1: vertice della classifica delle auto meno inquinanti presenti sul mercato italiano (marzo 2010) | POS. | MARCA | MODELLO
| CC | CV | COMBUSTIBILE | CO2 |
| 1 | Toyota | Prius 1.8 Hybrid
| 1798
| 136 | benzina | 89 |
| 2 | Toyota | IQ 1.0
| 998 | 68 | benzina | 99 |
| 3 | Nissan | Pixo 1.0 GPL Eco Easy
| 996 | 68 | GPL | 96 |
4
| Honda | Insight Hybrid
| 1339 | 98 | benzina | 101 |
| 5 | Suzuki | Alto 1.0 GPL
| 996 | 65 | GPL | 93 |
| 6 | Suzuki
| Splash 1.0 GPL
| 996
| 65
| GPL | 108 |
| 7 | Honda
| Civic 1.3 Hybrid
| 1339
| 95
| benzina | 109 |
8
| Smart
| fortwo coupé/cabrio 40 kW cdi PF
| 799
| 54
| diesel
| 104 |
| 9 | Daihatsu
| Cuore 1.0 Sho Green Powered GPL
| 998
| 69
| GPL
| 89 |
| 10 | VW
| Polo 1.6 TDI BlueMotion PF
| 1598
| 90
| diesel
| 96 |
Dai singoli modelli alle case automobilistiche. Il rapporto
Reducing CO2 Emissions from New Cars: A Study of Major Car Manufacturers pubblicato a settembre del 2009 da Transport and Environment (T&E), di cui Legambiente è tra i partner italiani, evidenzia come alcune case automobilistiche abbiano raggiunto importanti risultati in linea con quanto previsto dalla direttiva comunitaria. Al primo posto della
classifica dei produttori, stilata in base ai risultati del rapporto di T&E, c’è il gruppo Fiat (138 gr/km) e al secondo posto troviamo PSA Peugeot-Citroen (139 gr/km): i due gruppi sono gli unici ad aver rispettato l’obiettivo dell’accordo volontario del 1998 (140 gr/km entro il 2008), superato dall’entrata in vigore del nuovo regolamento per la riduzione della CO2 delle auto.
Lo studio T&E pubblica anche la
classifica degli Stati in base all’efficienza media delle auto vendute: mentre il Portogallo si conferma nel 2008 al primo posto con un’emissione media dal nuovo parco macchine di 138 gr CO2/km ed un miglioramento del 4,1% rispetto all’anno precedente, l’Italia (145 gr, - 1,2%) perde il secondo posto, sopravanzata dall’incredibile prestazione della Francia (140 gr, - 6,2%).
Gas nocivi. Ormai sappiamo da tempo che non basta intervenire sulla CO2 per ridurre l'inquinamento. Attualmente nelle principali città italiane ed europee il particolato fine (PM10), prodotto principalmente da veicoli diesel, risulta essere l'inquinante più critico. I motori diesel, infatti, se garantiscono in genere minori consumi (circa 10% in meno rispetto al benzina), producono una quantità decisamente maggiore di inquinanti e in particolare di
particolato fine (PM10) e di
ossidi d'azoto. Se avete intenzione di acquistarne uno, scegliete assolutamente quelli già dotati di
filtri anti-particolato (attenzione “filtri chiusi”, molto più efficaci, gli unici che superano i livelli di emissione Euro 5).
Il
metano (e in misura minore il
GPL) costa la metà della benzina, ma purtroppo la rete dei distributori è ancora poco estesa (circa 2000 i distributori GPL e circa 700 quelli per il metano, questi ultimi prevalentemente localizzati nella Pianura Padana). Per le auto a gas nuove, progettate cioè per andare a metano, è dimostrato il minore inquinamento (quasi assenza di particolato, 20% in meno di emissioni di CO2).
Molto promettenti infine, ma ancora costose, le
auto ibride (motore termico ed elettrico): il modello di punta è quello proposto dalla Toyota con una nuova versione 2010. Trattandosi di auto più grosse e molto brillanti, hanno rendimenti ed emissioni molto contenuti nella categoria, ma sostanzialmente analoghi a quelli delle più parsimoniose utilitarie a gasolio e benzina.
Pneumatici. Gran parte dei consumi di combustibile di un veicolo (e quindi delle sue emissioni di CO2) dipende dalla cosiddetta resistenza di rotolamento, ossia dall’attrito delle ruote sulla strada, che varia a seconda delle condizioni e delle caratteristiche costruttive delle gomme. Per tale ragione
dal 2012 una nuova
etichetta informativa, del tutto simile a quella che siamo abituati a vedere sugli elettrodomestici, dovrà accompagnare tutti i nuovi pneumatici venduti nell'Unione Europea, che saranno classificati in base al consumo di carburante, al rumore esterno di rotolamento e all'aderenza sul bagnato. Per permettere agli automobilisti di confrontare in modo semplice e veloce le caratteristiche dei diversi pneumatici, il livello di efficienza sarà espresso in lettere, dalla verde A, la migliore, alla rossa G.
Biocombustibili. Nel 2007, nei 27 paesi della Ue, sono stati consumati 7,7 MTPE di biocarburanti nel settore dei trasporti, pari al 2,6% del contenuto energetico di tutti i carburanti, con un incremento del 37,4% rispetto al 2006. L'obiettivo europeo è del 10% al 2020. I biocombustibili sono un'ottima soluzione per ridurre le emissioni di gas che provocano cambiamenti climatici (in particolare anidride carbonica), ma non risolvono completamente l'emissione di inquinanti dannosi. Nei paesi stranieri, i biocombustibili fino all'anno scorso sono stati incentivati molto più che in Italia.
Ma è vero che si può aggiungere olio di colza, comprato nei supermercati, direttamente nel serbatoio? Ebbene sì, è vero. D'altronde un secolo fa i motori andavano a olio vegetale e alcol. Su quasi tutti i modelli di auto diesel si può tranquillamente aggiungere un 10% circa di olio di colza al pieno di gasolio, così come per le auto a benzina una percentuale analoga di etanolo (alcol etilico). Il problema è che si è in aperta violazione delle leggi sulle accise dei combustibili e che l'aggiunta manuale di biocombustibili non è proprio di grande comodità.
Attenzione poi ai costi ambientali complessivi dei biocarburanti, talmente alti da rendere poco conveniente, anche dal punto di vista ambientale, la sostituzione con i combustibili fossili. La trasformazione industriale delle biomasse in carburante richiede lavorazioni talvolta onerose dal punto di vista energetico, così come la stessa produzione, in taluni casi a discapito di quelle alimentari.
Molto diversa è la produzione di alcuni
biocombustibili da scarti agricoli. Di grande interesse è la diffusione in Svizzera, Austria, in Olanda, Svezia, Germania del metano di origine biologica per l'autotrazione. Derivato dalla fermentazione in assenza di ossigeno (serbatoi stagni) di materiale organico vegetale o dalle deiezioni degli animali d'allevamento, il "biogas" è composto in prevalenza da metano impiegabile direttamente per l'alimentazione dei serbatoi dei veicoli, una volta depurato da gas inerti e inquinanti. Nella confederazione elvetica gli automobilisti possono scegliere tra il “gas naturale” (con il 25% di biometano) e il Kompostgas (50% biometano).