Dal luglio 2009 chi vende o affitta un appartamento deve dare informazioni sull'efficienza energetica dell'abitazione dotandola dell'attestato di certificazione energetica, che il Governo ha confermato, pur eliminando l'obbligo di allegarlo al rogito.
Cosa cambierà? Un precedente per immaginarcelo è l'etichetta energetica che da diversi anni siamo abituati a vedere sugli elettrodomestici, con le barre colorate e le classi. Come oggi la classe A non basta più e, per i frigoriferi, ci si è dovuti inventare la A+ prima e la A++ poi, così nei Comuni in cui la certificazione verrà applicata con serietà sarà difficile trovare nuovi edifici che non raggiungano buone prestazioni energetiche. L'esempio, non è da cercare lontano. A Bolzano, dopo soli quattro anni di applicazione della certificazione, è stato facile imporre il divieto di costruire edifici al di sotto della classe energetica C. Semplicemente, perché nessuno avrebbe più voluto comprarli!
Che cos'è la certificazione energeticaL'attestato di certificazione energetica (vedi Promemoria) è un documento che fotografa il fabbisogno annuo di energia (espresso in kWh per metro quadro) di un edificio o di una unità immobiliare e sulla base di questo lo inserisce in una delle otto
classi di efficienza energetica che vanno, a livello nazionale,
dalla A+ alla G.
Gli edifici classificati in classe A+ sono i più energeticamente efficienti, consumano all'anno meno di un litro di gasolio a metro quadro riscaldato, contro i 16 e più consumati dalla media degli edifici in cui abitiamo in Italia, classificati perciò in classe G.
Che cosa deve contenereOltre alla classe energetica complessiva dell'edificio, l'attestato deve fornire:
- le prestazioni energetiche parziali relativamente al riscaldamento, alla produzione di acqua calda sanitaria e alla climatizzazione estiva, che per ora nell'attestato ha una diversa classificazione che tiene conto solo delle capacità isolanti dell'involucro;
- una stima delle emissioni di CO2 determinate dagli usi energetici dell'edificio;
- una breve scheda degli impianti esistenti;
- raccomandazioni di interventi per la riduzione dei consumi energetici, con una stima dei tempi di ritorno degli investimenti necessari a realizzarli (solo se inferiori a 10 anni).
Se si vogliono indicazioni più puntuali sugli interventi da fare, dopo l'attestato, che restituisce una fotografia della casa secondo un uso standardizzato (e non legato all'utilizzo reale), il passo successivo è sicuramente la diagnosi energetica.
La diagnosi energetica La diagnosi fa una valutazione dei
consumi energetici reali tenendo conto anche di usi energetici non contemplati nell’attestato, quali ad esempio il consumo dell'impianto di condizionamento e di illuminazione. Integrata dalle informazioni raccolte per la redazione dell’attestato, permette di effettuare delle stime puntuali sul risparmio energetico ottenibile dai diversi interventi, fornendo per ciascuno di essi una valutazione economica del tempo di ritorno dell'investimento al fine di meglio identificare le priorità di intervento.
Quando è obbligatorio
La certificazione energetica è obbligatoria in caso di nuove costruzioni o di interventi di ristrutturazione totali, nella compravendita immobiliare, anche di singole unità abitative, e a partire dal 1 luglio 2010 lo diventerà anche per i contratti di locazione. L'attestato, inoltre, va prodotto nel caso in cui si voglia usufruire della detrazione fiscale del 55% per interventi di coibentazione (finestre escluse) e di riqualificazione globale dell'edificio e per poter accedere agli incentivi statali per l'acquisto di nuove case di classe energetica A e B (
vedi scheda).
A chi rivolgersi
In attesa che a livello nazionale siano pubblicati i requisiti dei professionisti che possono eseguire l'attestato, i tecnici competenti sono architetti, ingegneri, geometri e periti iscritti ai rispettivi ordini o collegi. Nelle Regioni in cui esistono normative proprie (ad oggi Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte più la provincia autonoma di Bolzano) ci sono requisiti diversificati in relazione ad esperienza e formazione. In generale, la maggior parte delle Regioni che hanno proprie normative hanno anche siti Internet dedicati con l’elenco dei professionisti accreditati.
Quanto dura
L’attestato ha una
validità di dieci anni e deve essere aggiornato ad ogni intervento di ristrutturazione che va a modificare le prestazioni dell’edificio o dell’impianto in termini di assorbimento e di energia.
Per risultare valido, deve essere firmato dal certificatore e avere il timbro per presa visione del Comune.
Quanto costa
E’ difficile dire quanto costi un attestato: il prezzo varia infatti sulla base della dimensione dell'immobile, della tipologia degli impianti presenti, e ovviamente della quantità e qualità del materiale che mettiamo a disposizione del certificatore. Se vogliamo che il sistema funzioni e avere in mano un documento utile per i futuri investimenti diffidiamo da chi svende l'attestato e vi offre di sbrigare il lavoro al telefono senza sopralluogo!
Chi abita in condominio potrà risparmiare sulla parcella del certificatore ricorrendo a una certificazione energetica unica per appartamenti simili (piani intermedi), sia nel caso di edifici con riscaldamento centralizzato che autonomo (in quest’ultimo caso tutte le unità immobiliari devono essere dotate di caldaie di identica tipologia e potenza).