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  27 aprile 2012

Taxi collettivi: l'unione fa la corsa

Tra i vantaggi, tariffe calmierate e diminuzione del traffico in città. Ma il servizio in Italia stenta ancora a decollare.

"Più li usi, meno li paghi". Se questo motto diventasse lo slogan dei taxi italiani, sarebbe una rivoluzione. Nel nostro Paese, infatti, le auto pubbliche sono poco sfruttate e molto criticate. Ma se si trovasse il modo di rendere questo servizio più vicino ai reali bisogni degli utenti, i vantaggi sarebbero di non poco conto: ci sarebbe più lavoro per i taxisti e le nostre città diventerebbero più belle ed efficienti.
Alle condizioni attuali, invece, il cittadino perde comunque: i prezzi rimangono eccessivi e il traffico non diminuisce, lo smog persiste e si sprecano spazi pubblici per parcheggiare le auto private. Eppure se i tassisti sapessero presentarsi con un’offerta differenziata e un’immagine moderna, potrebbero facilmente conquistare nuove quote nel mercato della mobilità. In che modo?
Alfredo Drufuca, ingegnere e consulente di mobilità per gli enti locali, indica una direzione: “Anziché guardare al tema della liberalizzazione delle licenze, si dovrebbe creare qualcosa di nuovo. Come i taxi collettivi, minibus in grado di raccogliere più passeggeri lungo il loro percorso”. Una soluzione che consentirebbe non solo di abbattere le tariffe della corsa, ma avrebbe un impatto positivo sull’ambiente, a maggior ragione con veicoli dotati di motori ecologici.
Non solo: “Lasciando ai taxi tradizionali un relativo monopolio sulle tratte più redditizie, come quelle dal centro città agli aeroporti, quelli collettivi potrebbero coprire i territori meno serviti da altri mezzi di trasporto, come gli hinterland delle città, assolvendo la loro mission di servizio pubblico”, conclude l’esperto.
Il taxi collettivo è una bella idea che, purtroppo, in Italia ancora non ha attecchito. L’unico tentativo realizzato finora, il servizio “Multiplo” ideato a Firenze, non è mai decollato perché troppo rigido e poco conosciuto. Al contrario, a New York il sistema funziona da anni, e sulle strade della città sono ben visibili le paline di fermata che indicano i punti di attesa in cui aspettare il taxi a buon mercato.

* di Marco Menichetti, Legambiente
Fonte: Terre di mezzo magazine - aprile 2012


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