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Viviconstile   20 ottobre 2014

Siamo tutti innovatori. Collaborare e condividere ci aiuta ad affrontare la crisi grazie a nuovi stili di vita

La crisi finirà, forse grazie anche al web, ai nostri cellulari e le loro interazioni con la vita quotidiana e l'economia che ci mostrano il volto di una società che nessun modello economico o sociale è stato in grado di prevedere e di governare. Di fatto sono cambiate tanti significati; parole come "condivisione e collaborazione" hanno perso il carattere 'politico' che le connotava fino a pochi anni fa e grazie al web, all'affermarsi degli smartphone si sono declinate in strumenti e dato via a nuovi stili di vita.

A scattare una fotografia del momento c'ha provato CE&Co -società di analisi e ricerca- ha presentato in Bocconi a Milano durante la seconda edizione de Il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, la ricerca "Nuovi modi di vivere e di consumare". L'analisi ha testato 11 esempi di "innovazione sociale, ovvero stili di vita e di consumo basati sui processi collaborativi e di condivisione: gruppi di acquisto solidale, car sharing / bike sharing, acquisti a chilometro zero, acquisto di prodotti sfusi o alla spina, banca del tempo, car pooling, co-working, orti urbani, investimenti etici, crowdsourcing, compravendita dell’usato sul web.

La ricerca è stata condotta nel mese di luglio 2014 su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta (18-65 anni) e ha evidenziato come la conoscenza di queste esperienze sia molto alta: il 90% del campione conosce ad esempio gli acquisti sfusi alla spina, che sono stati sperimentati dal 44% degli intervistati mentre il 49% dichiara che vi aderirebbe senz’altro. L’87% degli intervistati conosce gli acquisti a chilometro zero, il 48% li ha sperimentati e il 60% lo farebbe. Quasi 9 persone su 10 del campione sa cos’è il car o bike sharing, il 9% ne ha fatto uso e il 28% è disposto a sperimentarlo. Il crowdsourcing è conosciuto 'solo' dal 38%,  sperimentato dal 4%, e il coworking, noto al 41% degli intervistati e sperimentato dal 2%. 

L’interesse nei confronti dei 'concetti' analizzati è unanime: il 90% del campione li considera importanti perché legati alla promessa di nuove esperienze, fondata sull’affermazione di nuovi valori. Ma perché piacciono e quali sono i benifici che spingono ad aderire alle esperienze di innovazione sociale e qual è il loro peso? La ricerca spiega che gli italiani rispondono a queste esperienze perché “danno fiducia nella qualità dei prodotti / servizi acquistati” (27%), “sono attività pratiche e funzionali, si risparmia tempo e si fa meno fatica” (27%), “consentono a volte  di fare buoni affari” (23%), “fanno davvero risparmiare denaro” (12%), “riducono gli sprechi e aiutano a preservare l’ambiente” (11%). Un aspetto -quest'ultimo- verso il quale noi di Viviconstile.org riteniamo fondamentale.

La rivoluzione dei consumi è sotto i nostri occhi – spiegano da CE&Co - La crisi economica, in Europa, e la facilità delle interconnessioni di rete, nel mondo,  sono condizioni abilitanti. Ma il motore della rivoluzione sta nella diffusione di una tendenza a riconoscere che le  soluzioni dei nostri problemi, e anche delle nostre paure, sta nella capacità di immaginare e realizzare forme di innovazione sociale. Gli attori del cambiamento sociale sono tanti, chiunque lo può diventare – prosegue Erminero - Ma il successo delle nuove idee, se si creano le condizioni abilitanti, dipenderà dalla risposta di una nuova categoria di cittadini/consumatori: i “promotori” dell’innovazione sociale.

Questi "promotori dell’innovazione sociale" sono circa il 25% del campione analizzato, il loro profilo sociodemografico non mostra forti concentrazioni. Li troviamo sia al Nord come al Sud, fra gli uomini e le donne. Un po’ più presenti nei grandi centri urbani e fra i laureati. Qualche differenza anche per età: i più forti innovatori si trovino nella fascia di età fra 30 e 40 anni.  Anche l’appartenenza politica non spiega molto. In tutti i partiti troviamo proporzioni molto simili di innovatori sociali che 'condividono e collaborano'. Questa apparente indeterminatezza -dicono i ricercatori- si spiega con la varietà dei valori e degli atteggiamenti che sostengono la propensione all’innovazione sociale che di fatto viene dal 'basso' o come si dice “bottom-up”. 

L’innovazione sociale fa bene alle persone, anche alle imprese e soprattutto alla collettività tutta proponendo nuovi stili di vita. Noi di Viviconstile.org crediamo in questo e proponiamo azioni quotidiane di cambiamento degli stili di vita in chiave sostenibile.Tutti gli iscritti a Viviconstile.org sono Innovatori sociali! Seguici!

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