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  3 gennaio 2011

Sfruttiamo l'acqua piovana per giardino, wc e lavatrici

Chi ha detto che per scaricare un WC, fare una lavatrice o innaffiare il proprio giardino si debba usare per forza acqua potabile? Recuperando l'acqua di pioggia si può risparmiare su quella potabile di rubinetto per tutti quegli usi che non la richiedono.

Il modello di gestione delle acque nelle nostre città comporta un uso eccessivo di risorse idriche di altissima qualità. Un esempio? L'acquedotto di Milano fornisce 200 litri di acqua potabile a ciascun abitante, di cui un quarto è destinato agli sciacquoni. Un consumo inutile, che potrebbe essere facilmente evitato tornando a recuperare l'acqua di pioggia. E' una pratica antica, poi andata persa, e che oggi torna in auge. Veri e propri kit di montaggio cominciano ad essere venduti anche nei negozi di bricolage.
La tecnologia è semplice: si tratta di serbatoi, anche in plastica, da 3 a 12 mila litri, collegati alle grondaie, che possono essere interrati in giardino. L'acqua viene richiamata, al momento del bisogno, da una pompa automatica per l'irrigazione.
Volendo, si può fare anche meglio. Negli impianti più sofisticati, ideali se previsti in fase di progettazione dell'edificio, lo stoccaggio dell'acqua può essere collegato all'impianto idraulico e servire, ad esempio, gli sciacquoni (che ogni giorno si bevono circa 54 litri a persona) e le lavatrici. Tra l'altro, l'acqua piovana, essendo priva di sali, previene la formazione di incrostazioni di calcare, allungando così la vita di elettrodomestici e tubature.
Soluzioni di questo tipo, che fino a qualche anno fa erano prerogativa soprattutto delle città del Nord Europa, cominciano a diffondersi anche da noi. Secondo il terzo rapporto ONRE di Legambiente e Cresme (scaricalo qui), sono 444 i Comuni che hanno introdotto nei propri regolamenti edilizi misure volte al risparmio dell'acqua e al recupero di quella piovana. Circa l'80% di questi lo ha fatto solo negli ultimi tre anni.


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