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Andrea Poggio   28 ottobre 2020

Senato: basta olio di palma dal 2023

Ieri sera (ore 19,07), in aula al Senato, abbiamo vinto un'altra battaglia per la fine dei sussidi all'olio di palma per gli usi energetici (biodiesel e elettricità). “A partire dal 1 gennaio 2023” l'olio di palma, di soia e loro derivati, solo esclusi dal conteggio delle energie rinnovabili e dai sussidi di mercato oggi previsti dalla legge: si tratta di quasi un miliardo di euro all'anno pagato dalle famiglie italiane ad ogni pieno di carburante e su ogni bolletta elettrica (stime Legambiente fondate sui report GSE). 

Il gruppo informale di senatori “stop palmoil” (Loredana De Petris, Monica Cirinnà, Paola Nugnes, Maurizio Buccarella, Sandro Ruotolo, Elena Fattori) appartenente a diversi gruppi politici, nel corso dell'ultima interruzione dei lavori, ha convinto maggioranza e governo a votare l'emendamento alla proposta di “Legge di delegazione europea” che accelera la fine degli usi energetici dei due oli alimentari (palma e soia) causa primaria di deforestazione nel mondo (Indonesia e Brasile): l'Europa, nella nuova direttiva sulle energie rinnovabili impone la fine prima del 2030, ma gli stati membri possono anticiparla. La Francia è stata la prima (dal 1 gennaio 2020), la Norvegia la seconda (2021), l'Italia – se la proposta dovesse passare anche alla Camera dei deputati nelle prossime settimane – appunto nel 2023. Al Camera dei deputati già è pronta la pattuglia “stop palmoil” con la promotrice, l'ambientalista onorevole Rossella Muroni, che dichiara: “L’approvazione dell’emendamento che esclude dal primo gennaio 2023 l’olio di palma e di soia dalle energie rinnovabili è una buona notizia è una buona notizia per l’ambiente per il clima, gli oranghi la biodiversità del Borneo e i contadini sfruttati indonesiani, per la quale ringrazio i colleghi del gruppo informale di ‘parlamentari stop palm oil’ che al Senato hanno sposato questa battaglia. Alla Camera proveremo ad anticipare questo cambiamento a partire dal 2021”.

Sui tempi la battaglia della fine dei sussidi all'olio di palma è da tempo aperta: Legambiente (e oltre 60 mila firme www.change.org/unpienodipalle) chieda da un anno di cessare i sussidi al 1 gennaio 2021, L'Eni – dopo essere stata condannata dall'Autorità (AGCM)a gennaio 2020 – ha promesso di eliminare l'olio di palma dal proprio biodiesel “Enidiesel+” entro il 2023. Il 2023 sembra essere diventata quindi la “via italiana”, la mediazione possibile interessi di petrolieri e lobbisti indonesiano della palma e lotta alla deforestazione e alle emissioni climalteranti. Una mediazione che soddisfa solo in parte Legambiente: “ a spese dei cittadini, sovvenzioniamo ancora per altri 2 anni la combustione di olio di palma e di soia che, alla luce delle ricerche commissionate dalla stessa Commissione Europea, comporta l'emissioni di CO2 doppie o triple del gasolio fossile. Ecco perché è sbagliato usare e sovvenzionare l'uso di alimenti per produrre energia, specie se prodotti in piantagioni che hanno sostituito foreste e torbiere nel mondo.”

“Un altro passo in avanti per salvare dalla devastazione i grandi polmoni verdi della terra: in Aula è stato approvato il nostro emendamento - dichiara la senatrice Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto - volto ad escludere, dal 1° gennaio 2023, dagli obblighi di miscelazione al combustibile diesel e dalla produzione elettrica rinnovabile, così come dal relativo conteggio delle fonti rinnovabili e dai sussidi di mercato (CIC, ex CV o TO), l'OLIO DI PALMA, fasci di frutti di OLIO DI PALMA vuoti, acidi grassi derivanti dal trattamento dei frutti di palma da olio (PFAD) e, ancora, l'olio di soia e acidi grassi derivanti dal trattamento della soia di importazione”. Il provvedimento si inserisce nella parte relativa ai criteri di recepimento della nuova direttiva 2018/2001 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili valida nei prossimi dieci anni.

“In realtà - precisa la sen. De Petris - noi avevamo chiesto lo stop dei sussidi all'olio di palma nei biocarcuranti e biocombustibili già dal primo gennaio del 2021, perché il continuo incremento dei consumi mondiali di olio di palma a fini energetici, ha avuto effetti devastanti in termini di deforestazioni equatoriali, di sterminio delle popolazioni indigene e degli oranghi del Borneo, peggiorando anche la situazione climatica”.

 


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