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  5 maggio 2011

Piste ciclabili? Copiamo da Bolzano e Ferrara

Poco premiata la mobilità dolce nelle grandi città. A dispetto dello smog e di quella buona metà di italiani che aspetta solo più sicurezza e infrastrutture per scendere dalla macchina e iniziare a pedalare.

L'ecoabitudine di Vivi con stile sul Corriere della Sera di oggi (giovedì 5 maggio).

E' di questi giorni la notizia che, nonostante leggi, divieti e multe (più minacciate che comminate) l'inquinamento dell'aria a Milano e in Pianura Padana non diminuisce. Nelle grandi città europee dove lo smog è stato (in parte) ridotto, si è passati da tempo a scelte più radicali: non più solo auto più pulite, ma mezzi pubblici e biciclette, non solo combustibili più puliti, ma pannelli solari. In barba al freddo, alla nebbia e alla scarsa radiazione solare che li penalizza ben più che Milano.
A Milano si va poco in bici – secondo un sondaggio Legambiente- IPR Marketing – perché manca una rete di percorsi ciclabili (56% delle risposte), c'è troppo traffico e poca sicurezza (45%) e parcheggi dedicati (23%). Ci stiamo crogiolando sulla buona esperienza del bikesharing del centro, ma la prima pista ciclabile d’Italia è probabilmente quella di Vicenza (1960). Le rotonde di Padova hanno uno spazio riservato ai ciclisti, Bolzano è esemplare per la segnaletica dedicata, Bologna ha migliorato la sicurezza dei pedali con le case avanzate (zone d’attesa davanti agli incroci riservate ai ciclisti). Reggio Emilia ha puntato sul limite di velocità dei 30 chilometri orari e a Ferrara esiste già da dieci anni la Carta ciclabile, uno stradario della rete per le due ruote con i comportamenti corretti da tenere.


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