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Andrea Poggio   27 agosto 2020

Petrolio e metano messi in ginocchio dal Covid19

Ancora più petrolio nel nostro futuro? E' quel che si stanno domandando gli ambientalisti e le stesse compagnie petrolifere. BP ha annunciato che non avvierà più attiovità di ricerca di nuovi giacimenti nel mondo, dopo che è trapelato (fonte Rystad Energy) che almeno il 10% delle riserve disponibili alle Falkland, alle attuali previsioni del mercato, non saranno mai estrette. Il calo dei prezzi combinato con la caduta della domanda per effetto del Covid 19 sta costringendo a tagliare gli investimenti.

L'analista Alberto Clò riassume la situazione di incertezza: "Schiacciata tra gli annunci di politiche climatiche aggressive e l’incertezza sui futuri livelli della domanda, l’intera industria si sta rattrappendo." Le imprese americane ha apportato svalutazioni per 92 miliardi di dollari, pari a circa il 10% del net present value delle loro riserve provate: Trump ha provato a rilanciare autorizzando lo sfruttamento di nuovi giacimenti al Circolo polare in Alaska, ma poi dovrà trovare chi si espone ai rischi di investimenti assai elevati con un prezzo ai minimi storici.
La Shell ha svalutato di 22 miliardi di dollari le sue previsioni, abbassando da 60 a 50 doll/bbl le previsioni di prezzo. L'Eni solo di 3,5 miliardi di euro, dichiarando di voler divenire nuovo "laeder della decarbonizzazione". Ancora non si riesce a capire come. E' noto che Saipem, non più controllata, ha riconvertito il proprio portafoglio ordini futuri da ricerca di petrolio a installatore di grandi campi eolici off shore, soprattutto nel mare del Nord.
Bloomberg business week, così riassume la situazione: "Petrolio e gas sono destinati a diventare più economici nei prossimi anni, mentre le emissioni di anidride carbonica costeranno sempre di più. Per questa ragione lo sfruttamento di alcuni giacimenti è diventato all'improvviso poco conveniente."
Restano però le resistenze della politica e delle lobby, ben radicate anche nelle direzioni e nella burocrazia dei governi, anche europei. In Italia si sta cercando di ridurre i "sussidi ambientalmente dannosi" ai fossili ed ai biocarburanti dannosi (olio di palma): un ordine di grandezza di 20 miliardi di euro all'anno. Ma già assistiamo alla levata di scudi delle associazioni come Assopetroli in difesa delle agevolazioni e della bassa accisa al gasolio da autotrazione.
Ma la battaglia all'ultimo sangue la vedremo con i miliardi europei del Next Generation Eu che, nonostante i proclami per il green e il digitale, petrolieri e automotive sperano di spendere in gran parte per sopravvivere. E così sono già iniziate le campoagne #greenwashing del "diesel pulito", del "gas per la transizione", dell'idrogeno da metano, salviamo l'industria dell'auto ...

Insomma, il vecchio sistema fossile non andrà tranquillamente in pensione per conto suo, governi e potentati economici sono al lavoro per ricominciare tutto peggio di prima. Ha ragione il pontefice: dalla crisi del Covid19 niente tornerà come prima, possiam o uscirene migliori o peggiori, dipende da noi.


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