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Andrea Poggio   7 dicembre 2020

Olio di palma: è scontro in parlamento

Nei prossimi giorni la legge di delegazione europea, quella che dovrebbe finalmente decretare la fine dell’uso incentivato degli oli alimentari, come palma e soia, bruciati nel biodiesel o nelle centrali elettriche, va al voto in Parlamento. “Ora che il Ddl Delega Ue è in Commissione a Montecitorio – commenta la deputata LeU Rossella Muroni - insieme ai colleghi del gruppo informale di ‘parlamentari stop palm oil’ puntiamo a difendere il buon risultato ottenuto al Senato su questo punto. Ossia l’esclusione dal primo gennaio 2023 dell’olio di palma e di soia dal conteggio delle energie rinnovabili e dai relativi sussidi. Un risultato che va difeso da quanti dalle opposizioni, ma anche in maggioranza, vorrebbero rinviare tutto al periodo 2024-2030 facendo un bel regalo a poche grandi multinazionali, ma un pessimo servizio all’ambiente e alla tutela della biodiversità. Ricordo, infatti, che proprio la richiesta di olio di palma  è una delle principali cause della distruzione delle foreste equatoriali e di emissioni di CO2”.
Il Senato ha votato proponendo la fine degli incentivi entro il 1 gennaio 2023 con l’appoggio in aula dei rappresentanti del governo.  Non sarà un passaggio scontato in queste settimane di incertezze e scontri politici: un emendamento, presentato dal deputato PD di Ravenna (Alberto Pagani) con l’appoggio altri colleghi dell’opposizione, punta a prolungare gli incentivi per palma e soia sino al 2030. 
Incentivi pagati dagli automobilisti (ad ogni pieno di carburante) e dalle famiglie (in ogni bolletta elettrica) che nel 2018 hanno sfiorato il miliardo di euro all’anno. Per false rinnovabili, causa di deforestazione, perdita biodiversità e sfruttamento come sosteniamo da anni e con noi oltre 65 mila cittadini firmatari della petizione www.change.org/unpienodipalle. La nuova legge che definisce quali energie possono davvero essere definite rinnovabili e green avrà tempi lunghi: con questo passaggio parlamentare si definiranno le indicazioni delle camere al governo per scrivere la legge delega, che poi il governo avrà sei mesi per redigere e trasmettere nuovamente alla Camera e al Senato per l’approvazione definitiva. Come noto, per il bicameralismo perfetto in vigore in Italia, se la legge viene modificata deve tornare per l’approvazione definitiva all’altra aula parlamentare. E’ quindi probabile che la legge vedrà la luce non prima di un anno. La nostra battaglia quindi continua.
Ma come mai un deputato di Ravenna si schiera contro l’ambiente per continuare a bruciare oli alimentari provenienti dalle grandi piantagioni nelle foreste dell’Indonesia, della Malesia e dell’Amazzonia? Gli abbiamo scritto per saperlo. Una prima spiegazione viene dal suo collegio elettorale: a Porto Corsino, il porto industriale di Ravenna, si trova una delle principali bioraffinerie (Novaol, gruppo multinazionale Bunge) di oli vegetali italiane che produce sia per l’industria alimentare che per biocarburanti. Poche decine di addetti (per l’energia), ma centinaia di milioni di contributi italiani per false rinnovabili. Ad appurarlo anche l’Autorità (AGCM) a gennaio di quest’anno che ha condannato ad una multa record di 5 milioni di euro l’Eni per pubblicità ingannevole perché ha definito Green, rinnovabile e poco inquinante il proprio gasolio “Enidiesel+”  che contiene sino al 15% di olio di palma. E’ “greenwashing”, così ha stabilito l’Autorità, con grande soddisfazione delle associazioni ricorrenti: Legambiente, Transport&Environment e Movimento difesa del cittadino. 
E’ infatti uno spreco di dimensioni planetarie: l’esplosione del mercato energetico dell’olio di palma provocato negli ultimi 15 anni dagli usi energetici ha distrutto (dati ufficiali della Commissione europea 2001-2018) ben 25,6 milioni di ettari di foreste e torbiere in Indonesia e 7,7 milioni in Malesia. Una estensione pari all’Italia e alla Svizzera. La distruzione di foreste tropicali porta con sé quella di biodiversità, insieme all’orango (la nostra campagna #SavePongo), la tigre, il rinoceronte, migliaia di specie animali e vegetali e la diffusione di batteri e virus in gran parte sconosciuti. Lo sfruttamento di territori vergini si coniuga con la violazione dei diritti e la distruzione di comunità indigene, dei contadini poveri, dei diritti civili (vedi dossier consumo olio di palma in Italia e in Europa). E ora l'attenzione dei petrolieri si sposta anche sulla soia come biocarburante!


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