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Buon cibo   23 giugno 2014

Ogm in caso di dubbio... NO grazie!!

Parlare di Ogm in una comunità di cambiamento sugli stili di vita in chiave sostenibile ha una doppia importanza: primo perché sugli Ogm esistono delle sentenze della giustizia italiana che in merito hanno vietato l'uso di organismi geneticamente modificati sul suolo italiano, secondo perché in assenza di una chiara e documentata ricerca che metta in relazioni l'assunzione di Ogm e i rischi per la salute -a breve o a lungo termine- meglio mantenere un atteggiamento vigile. Elena Cattaneo, senatrice a vita docente e ricercatore all'Università degli studi di Milano, è ritornata sulle pagine del Corriere della Sera sulla questione Ogm con una serie di inesattezze su cui Legambiente è intervenuta. "Su un unico punto si può concordare -si legge in nel comunicato di Legambiente a proposito delle affermazioni della Cattaneo- quando ricorda che a proposito di etichette, da anni continuiamo a nutrire i nostri animali e indirettamente noi stessi, con soia importata che molto probabilmente è Ogm, ma non c’è obbligo di indicarlo al consumatore. Quindi, se li mangiamo da anni - conclude la senatrice - come si fa a dire che gli Ogm sono pericolosi?"

Infatti non sappiamo -allo stato attuale- se gli Ogm in uso sono o non sono pericolosi per la salute umana. Occorrerebbe molto più tempo, e spese in ricerca, per cercare eventuali correlazioni tra gli Ogm e certe patologie in aumento, come ad esempio le allergie. “Ma qui non si tratta di Ogm nei mangimi o nei prodotti alimentari - commenta il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - Si tratta di coltivazioni Ogm in pieno campo e queste, ci sentiamo di dirlo con sufficiente sicurezza, sono pericolose per le sementi biologiche e convenzionali e in generale per l’ambiente. Perché il rischio di contaminazione, via impollinazione, è stato accertato in moltissimi casi. Vorrei anche ricordare alla Senatrice Cattaneo - aggiunge Cogliati Dezza - che le coltivazioni in campo aperto oggi in Italia sono vietate e chi lo fa compie un reato”.

Persino nell’ultimo caso delle coltivazioni illegali di mais GM di Monsanto in Friuli nel 2013, che riguardava una piccolissima estensione di qualche migliaio di metri quadri, il Corpo Forestale dello Stato ha accertato la contaminazione fino al 10% di altre piante non GM.

Non solo, ci sono evidenze scientifiche della possibilità di trasferire geni ingegnerizzati dalla pianta ai batteri del suolo (Applied and Environmental Microbiology, apr 1998, pp. 1550-54 + mar 2000 pp.1237-42, American Society for Microbiology). Immaginatevi l’effetto potenziale di geni resistenti agli antibiotici.

La senatrice Cattaneo continua a sostenere che in ogni caso l’adozione di piante transgeniche come il mais BT (che emette una tossina letale per certe specie di insetti parassiti del mais, come la piralide) riduce l’uso di pesticidi, assai più dannosi per la biodiversità perché colpiscono indiscriminatamente insetti dannosi e insetti utili. Esistono anche in questo caso evidenze scientifiche che l’uso prolungato di coltivazioni transgeniche favorisce lo sviluppo di ceppi di parassiti resistenti (vedi ad es. B.Tabaschnik et alii “Insect resistance to BTcrops: evidence vs theory”, Nature Biotechnology, feb.2008 + Tabaschnik et alii, ibidem, giu 2013). Infatti la costante produzione di tossina BT da parte della pianta transgenica e dei suoi residui in campo favorisce una forte pressione selettiva sugli insetti target. Tanto è vero che l’EPA, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, raccomanda di mantenere intorno ai campi di  mais BT una fascia tampone di mais non GM quantomeno per ritardare il mutamento evolutivo dei lepidotteri.

Ma la prova più lampante sul fatto che le coltivazioni di mais BT non riducono affatto il ricorso ai pesticidi è dato dal trend di consumo dei pesticidi negli Stati Uniti nell’ultimo decennio, ossia in corrispondenza della progressiva penetrazione di mais GM, ormai al 90% negli Usa. Buona parte di questo mais è finalizzato a ridurre l’impiego di erbicidi, che invece di diminuire è però aumentato del 13% tra il 2001 e il 2010 (dati Food & Water Watch grande associazione di consumatori Usa). Il mais GM sarebbe quindi vantaggioso per gli agricoltori della pianura Padana (alcuni dei quali sono sedotti dalla proposta Ogm perché reduci da due annate disastrose per il loro mais)? Quanto ai costi, è bene ricordare che nel periodo 1995-2011, negli USA, i costi medi per acro per l’acquisto di sementi sono aumentati del 259% per la soia e del 325% per il mais (Fonte: US Department Agriculture’s EconomicResearchService).


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