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Andrea Poggio   28 maggio 2017

Micromobilità elettrica: mobilità futura

In Italia, nel 2016, si sono vendute appena 1.500 auto tutte elettriche, 40 mila ibride-elettriche, quasi 100 mila e-bike e, stimiamo, circa 40 mila micro veicoli elettrici a uno e due ruote. Poco rispetto alle 300 mila auto elettriche e 30 milioni di e-bike venduti in Cina. Ma anche rispetto alle 200 mila auto e 3 milioni di e-bike commercializzate in Europa. Ma la proporzione è questa, per ogni auto elettrica, nel mondo si vendono 30 o 100 volte più veicoli elettrici a una, due, tre ruote. Talvolta paccottiglia insicura, ma anche monoruota, stakeboard e monopattini curati, sicuri, connessi con App, biciclette a pedalata assistita con localizzatore, gps e blocco antifurto: anche da noi, nei sogni dei ragazzi, il motorino due tempi è scomparso. Eppure il codice della strada non li prevede, è fermo al '900: non garantisce la sicurezza dell'utenza debole, dei ciclisti e dei pedoni, ma multa e sequestra, random, a casaccio, i veicoli non previsti vent'anni fa. E non regolamenta il mercato: cosa andrebbe targato, cosa evitata persino la vendita, dove può circolare e dove no. Un esempio? Il risciò a pedalata assistita per il trasporto delle persone usati ad Amsterdam non sono consentiti in Italia, se dotati di un inquinante motore a scoppio, sì. Assurdo.
Leggete il dossier allegato, curato da una amica, Katiuscia Eroe, appassionata e che - come un po’ anch’io - tutti questi mezzi li ha anche provati e in parte usati: il dossier contiene una proposta normativa, che emendi il codice della strada, che regolamenti il settore.

E soprattutto: gli strumenti di micromobilità, sia muscolare che elettrica, rappresentano il trionfo dell’intermodalità. Con questi il pendolare urbano può saltare da casa all’autobus, sul treno locale o in auto (quando serve), prendere il mezzo come una cartella e far le scale, salire in ascensore e nascondere il mezzo sotto la scrivania in ufficio. Fantastici!

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