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AndreaPoggio   25 maggio 2017

Le strade non sono foreste selvagge di auto

Considerare la strada, la piazza, lo spazio pubblico, specie in città, un bene comune. Magari le stesse strade di oggi, ma ridisegnate, con la partecipazione dei cittadini, perché servano anche per la relazione e il mercato, con panchine, tavolini, chioschi e bancarelle. Per resistere meglio al cambiamento climatico, quindi con più alberi e aiuole, canaline di scolo e asfalti drenanti. La strada per la mobilità, dolce e veloce, debole e attiva, per posteggiare biciclette e ricaricare autoveicoli, prevalentemente condivisi, per i bus elettrici capaci di ricaricarsi ad induzione alla pensilina della fermata. Metropolitane a guida automatica (come le nuove di Milano, Torino) ma anche autobus, come a Sion, in Svizzera (tecnologia franco-italiana).
Futuro? No, presente. O almeno, è il presente nella riqualificazione di molti centri urbani, piazze storiche e rigenerazione di periferie, in Italia, nelle città del centro e nord Europa, come a Toronto e New York, Bogotà e Singapore. Tanto presente il tema, che ha convinto Siteb, l'Associazione italiana Bitume Asfalto Strade, a lavorare per alcuni mesi con Legambiente, consulenti tecnici Ambiente Italia, Polinomia e Impresa Bacchi, elaborando un ricco dossier comune, che si può scaricare liberamente.
Un dossier per dire cosa? Che è finita l'epoca in cui si asfalta lo spazio pubblico quando è pieno di buche. E' finita anche l'epoca in cui il suolo pubblico può essere “occupato” nella misura dell'80% circa, permanentemente e gratuitamente da veicoli proprietari in sosta o in circolazione. Mentre per i giochi dei bambini, le bici e i tavoli dei bar, solo divieti, multe e costi. Chiediamo invece progetti che ridisegnino e valorizzino lo spazio pubblico, degli appalti di gestione e manutenzione non solo del manto stradale, ma che riguardi anche verde, arredi, infrastrutture, di lunga durata, anche venti o trentanni, con forme di garanzia a prestazione. 
E le “prestazioni” che chiediamo alle strade e alle piazze delle nostre città, non sono più solo la scorrevolezza e la sicurezza della circolazione automobilistica: ma soprattutto uso e fruizione di tutta la comunità degli abitanti e dei fruitori occasionali (il city user, il turista, il “viandante” qualunque sia il mezzo di trasporto usato o usabile). E' il principio della strada al servizio della “urban prosperity” come definito nel rapporto ONU – Habitat del 2013. Il 29 maggio a Milano, nel Forum QualeMobilità, decideremo come proseguire questo lavoro. Anche con altri partner potenziali: chi gestisce servizi di car sharing (come Drive Now – BMW), chi pubblicità, arredi urbani (come Clear Channel e BikeMi), l'associazione dei comuni italiani (ANCI), ecc. E' una occasione formidabile per promuovere nuove politiche che cambino le cittàgrandi e piccole, e la vita dei cittadini, in meglio.

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