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Andrea Poggio   20 giugno 2017

La nuove Strategia Energetica nazionale: troppo petrolio e metano fossile, specie nei trasporti

Nella nuova SEN (Strategia Energetica Nazionale) c'è troppo gas e poche rinnovabili, secondo Legambiente. La nuova SEN dovrebbe accompagnare l'Italia al 2030 e guidare la nostra diplomazia nella trattativa globale dopo l'Accordo di Parigi (vedi www.accordodiparigi.it), invece si preoccupa principalmente di fare (meno) del minimo indispensabile per rispettare l'impegno europeo di riduzione delle emissioni al 2030 preso prima di Parigi (-33% per i consumi domestici, dei trasporti e delle attività economiche a bassa intensità energetica).

Persino Deloitte, primaria società di consulenza strategica, in occasione della presentazione del proprio Piano 2050, ritiene che “gli obiettivi europei in discussione per il 2030 appaiono non coerenti con l’ambiziosità degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050”.
Dobbiamo partecipare alla consultazione che si appena aperta sulla nuova SEN, documento strategico di politica energetica del governo, per richiedere obiettivi di decarbonizzazione (uscita dai fossili) decisamente più sfidanti degli attuali, soprattutto per i trasporti. C'è tempo sino al 12 luglio per mandare proposte di miglioramento. Facciamolo, solo così l'Italia, a differenza degli USA di Trump, farà davvero la sua parte per evitare desertificazione (a rischio metà della Sicilia), bombe d'acqua e sommersione delle città costiere (Venezia).
E' insufficiente la nuova SEN, soprattutto per i trasporti: il settore che già oggi assorbe 40 milioni di tonnellate di petrolio all'anno, un terzo dei consumi totali, e si prevede al 2030 che continuerà a consumarne l'80% circa, a vantaggio di un maggior ricorso al trasporto ferroviario e soprattutto grazie ad un aumento significativo dei biocarburanti rinnovabili (dal 5% del 2015 al 17-19% al 2030). Entrano (finalmente) per la prima volta nella SEN le politiche urbane che promuovono la mobilità pedonale e ciclabile, il trasporto pubblico. Ma il ruolo fondamentale nella decarbonizzazione dei trasporti è delegato alla metanizzazione di una quota del parco auto. Poche righe sull'elettrico e l'evoluzione dei mezzi di mobilità (dal monoruota alle metropolitane) sempre più connessi, condivisi e a guida automatica: solo per dire che l'evoluzione mondiale del settore va in questa direzione e “ciò comporterà un aumento naturale della penetrazione di ibride plug-in e 100% elettriche”. Quando? Lentamente, dopo il 2030 e, soprattutto, facendo poco o nulla.
Noi la pensiamo diversamente. In un articolo in uscita su “QualEnergia” (3/2017, file pdf qui sotto) scritto con Valentino Piana, abbiamo ipotizzato una evoluzione del sistema della mobilità verso una sostanziale decarbonizzazione già per il 2030 al fine di rispettare l'accelerazione insito nell'Accordo di Parigi. Prevediamo un ruolo fondamentale del biometano (liquefatto) nel trasporto pesante, sia camion che navale, e nel trasporto pubblico. Accanto ai treni e alla mobilità dolce, viene poi previsto un dimezzamento e la sostituzione totale (graduale in 12 anni) dell'intero parco di autoveicoli: da 37 milioni di auto diesel e benzina a 18 milioni di autoveicoli elettrici per il trasporto delle persone (anche in car sharing) e per le merci e i servizi di prossimità. Accanto alle automobili altri 18 milioni di biciclette a pedalata assistita e mezzi di micromobilità elettrica (monopattini, monoruota, segway, skate, hoverboard, ecc, vedi Dossier legambiente). Una simile rivoluzione renderebbe il sistema della mobilità nazionale non solo ad emissioni zero, ma anche economicamente e socialmente sostenibile. Non tutti potranno comprarsi una nuova automobile elettrica (30-35 mila euro l'una) e, forse, non è poi così desiderabile una città con l'aria più pulita, ma con lo stesso traffico e congestione di oggi.

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