MAGAZINE


Magazine
Andrea Poggio   19 maggio 2017

La nuova Fiat 500 inquina troppo e noi rischiamo di pagare la multa

La Commissione Europea, tirata in causa dalla Germania, ha deciso ieri di aprire una procedura di infrazione contro l'Italia, a causa delle emissioni inquinanti delle nuove auto diesel prodotte dal gruppo FCA, in particolare della nuova Fiat 500. A condanna definitiva, il contribuente italiano (lo stato) rischierebbe di pagare di tasca propria la scarsa propensione del nostro governo ad imporre al produttore nazionale le norme antinquinamento. Una conclusione che proprio non ci piace.
In questo post del 4 marzo scorso, da "La nuova ecologia" on line,  denunciavamo l'ipocrisia del nostro governo che, dopo aver ufficialmente smascherato (analisi puntuali ed ufficiali del CNR) che numerosi modelli di auto (non solo Fiat) inquinano nella realtà il doppio o il quadruplo degli ossido d'azoto consentiti dalla norme “Euro 6”, si limitava a concludere che non erano state stabilite le prove di una violazione delle procedure di omologazione dei veicoli in questione. Come dire: l'inquinamento è certo, la causa anche, i sistemi di controllo (e il software che gestisce i motori) è costruito in modo da disattivare, con il motore caldo, i dispositivi antinquinamento, ma ... la Fiat sarebbe incolpevole! 
Conclusione del governo, tutto resta come prima. Ma la Commissione Europea accusa il governo italiano di non aver fatto abbastanza per imporre alla Fiat il rispetto della legge: sarà la magistratura, non il governo, a stabilire responsabilità colpe e eventuali risarcimenti di danni (alla salute, al consumatore...). Il governo dovrebbe, una volta dimostrato l'inquinamento eccessivo, chiedere alla Fiat modifiche immediate sui modelli inquinanti e una inversione di politiche industriali.
Quel che sta accadendo in altri paesi. Il governo tedesco ha chiesto a Volkswagen modelli elettrici e plug-in. L'Italia niente. I lavoratori del gruppo VW pagheranno gli imbrogli ambientali dei dirigenti del gruppo e una conversione tardiva alla mobilità ibrida ed elettrica: sono previsti 30 mila licenziamenti, ma anche 10 mila nuove assunzioni per progettare e produrre nuovi veicoli elettrici. L'allarme si è diffuso persino tra i lavoratori Audi (sempre gruppo VW), in attivo di bilancio, con una strategia che non prevede modelli elettrici: in partecipatissime assemblee, gli 80 mila dipendenti tedeschi del marchio hanno votato la richiesta al management di conversione verso l'elettrico. Cosa aspetta il governo italiano a fare altrettanto? Cosa aspetta la Fiat? E, infine, cosa aspettiamo tutti noi, cittadini automobilisti o lavoratori dell'automotive a chiedere al governo di impegnare subito risorse economiche (almeno pari alle multe che rischiamo di pagare) in politiche di conversione della mobilità?


NESSUN COMMENTO


LASCIA UN COMMENTO

Per lasciare un commento è necessario autenticarsi.
Se non ti sei ancora registrato, clicca qui.


    Licenza Creative Commons. I contenuti di questo sito sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia