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Andrea Poggio   2 gennaio 2020

L'olio di palma che brucia la foresta

Prosegue la lotta per togliere gli incentivi dannosi ai petrolieri che aggiungono olio di palma nel gasolio (vedi nostra petizione www.change.org/unpienodipalle).
Il 2019 è stato un anno terribile per le foreste indonesiane: un recente Report della Banca Mondiale gli incendi boschivi nel corso della stagione secca (giugno-ottobre) sono stati talmente devastanti che hanno provocato da chiusura di scuole, strade, aeroporti ed attività economiche causando un danno diretto di 157 milioni di dollari, mentre oltre 900.000 persone hanno accusato patologie respiratorie. La foresta data alle fiamme per preparare il terreno alle coltivazioni ammonta ad oltre 942.000 ettari, e poiché circa il 44% delle aree bruciate erano all’interno di torbiere, si stima che le emissioni di carbonio degli incendi nel Paese siano quasi il doppio di quelle derivanti degli roghi appiccati in Amazzonia quest'anno. Tra gennaio e novembre 2019, secondo il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine le emissioni di CO2 avrebbero superato la soglia delle 720 megatonnellate, poco meno del doppio delle emissioni italiane. In allegato 2 foto tratte da Internazionale n. 1325 e 1326 del 20 e del 27 settembre 2019.
E noi che c'entriamo?
L'Italia è uno dei principali importatori di olio di palma indonesiano, nel 2018 abbiamo acquistato 1,5 milioni di tonnellate di olio di palma e derivati, destinandone gran parte alla produzione di biocarburante e bioenergie (65%). Parte delle 800 mila tonnellate di biodiesel prodotto in Italia (soprattutto ENI) è stato venduto in Spagna, mentre da noi l'olio di palma costituisce il 40% del biocarburante consumato, infatti, secondo quanto afferma il Rapporto Statistico 2018 pubblicato il 30 dicembre 2019 dal GSE, soggetto delegato al monitoraggio ufficiale delle fonti energetiche, si tratterebbe di 501 mila tonnellate (dati 2018) di olio di palma e di derivanti dalla produzione di olio di palma (PFAD e POME) di importazione indonesiana, il 36% dei biocarburanti immessi al consumo in Italia dai diversi distributori. L'olio di palma malese, 48 mila tonnellate e 3,4% dei biocarburanti. L'olio di soia 5 mila tonnellate e 0,4% dei biocarburanti. Totale: almeno 550 mila tonnellate di biocarburante peggiore del male (gasolio fossile) bruciato nei motori nazionali, in crescita del 15% sul 2017. E nel 2019 temiamo nuova crescita, in considerazione dell’entrata in funzione della bioraffineria di Gela.
L'olio di soia compare, anche nel citato Regolamento europeo delegato 2055/2019 del 13 marzo 2019 come seconda causa di deforestazione: “solo” il 9% delle nuove coltivazioni di soia sono state causa di nuova deforestazione, contro il 45% dell'olio di palma. Quindi l'olio di soia non è considerato, per ora, a particolare rischio. Per ora quindi la direttiva europea prevede solo per l'olio di palma il progressivo abbandono, la stabilizzazione dei consumi e la lenta diminuzione dal 2019 in poi. Ma c'è chi ha già deciso di iniziare prima. Legambiente ha proposto al governo italiano di abbandonare i sussidi di legge all'olio di palma entro la fine 2020: già 57 mila firme alla petizione su Change.org/unpienodipalle .


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