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  22 marzo 2013

L’'imbarazzante verità dell’'acqua in bottiglia. La denuncia di Legambiente e Altreconomia

In un nuovo dossier tutti i numeri del colossale scandalo delle acque minerali. Profitti per pochi, conseguenze ambientali per tutti. E i consumi aumentano.

L’Italia non molla il primato europeo per consumo di acque minerali. Anzi. Ogni italiano ne beve in media 188 litri all’anno, contro i 186 del 2010. E se a noi il "vizietto" costa 30 centesimi al litro, in alcune Regioni le società imbottigliatrici pagano canoni di concessione irrisori guadagnandoci miliardi.
I numeri del colossale giro d'affari che stanno dietro l'acqua in bottiglia sono rivelati nel nuovo dossier "Acque minerali, un'imbarazzante storia all'italiana" di Legambiente e Altreconomia. Il rapporto denuncia uno scandalo sommerso, fatto di profitti esagerati per pochi e di enormi conseguenze ambientali per tutti.

Per soddisfare l'incomprensibile sete di acqua minerale dei cittadini italiani vengono infatti utilizzate oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica da 1,5 litri, per un totale di 456mila tonnellate di petrolio utilizzato e oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 emesse per produrle. A questi numeri si deve aggiungere il fatto che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie viene avviato a riciclo, mentre i restanti due terzi continuano a finire in discarica, in un inceneritore o dispersa nell’ambiente e per l’85% dei carichi si continua a preferire il trasporto su gomma.

Il principale ostacolo per un decisivo cambio di rotta resta la diffidenza verso l'acqua che esce dai nostri rubinetti. Se è vero che la sfiducia è calata negli ultimi dieci anni, il 30% degli italiani storce ancora il naso ed è disposto a spendere mediamente 200 volte il prezzo che pagherebbe utilizzando acqua di rubinetto.


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