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Andrea Poggio   28 gennaio 2020

Incentivi mobilità sostenibile 2020

Iniziamo dalle automobili, tema giornalisticamente più considerato, ma che in realtà ci coinvolge una volta ogni tanto nella vita. Gli altri incentivi, come quelli per mezzi pubblici, invece almeno una volta all'anno. Sono confermati anche per il 2020 (valevano 3 anni a partire dal 2019), sino ad esaurimento fondi. Ll'anno scorso 2019 ne sono avanzati, seppur pochi, ma quest'anno, dato il notevole incremento dell'offerta di modelli elettrici da parte delle case automobilistiche, è previsto un aumento delle vendite: qui le considerazioni sulle vendite 2019.
Come funziona incentivo? Qui spiegate abbastanza bene e semplice dallo stesso ministero. Interessante e semplice riassunto (non burocratese) anche qui
Mentre qui la home del sito ministeriale con i fondi disponibili. Come si vede finiti al 31 dicembre 2019 quelli per le moto (L1). Ma grazie al Milleproroghe sarà presto possibile esaurire i fondi non usati l'anno scorso (8 milioni sui 10 stanziati): l'anno scorso partito molto lento perché il decreto attuativo era stato scritto male (prevedeva presentazione documentazione inesistente!). Quindi, in sintesi:
“ecobonus” auto:
4.000 euro     --->    sull'acquisto auto elettrica (emissioni meno 20 g/km)
+2.000 euro    --->    con rottamazione auto Euro 4 o precedente (totale 6.000 euro)
1.500 euro     --->    sull'acquisto auto plugin, cioè doppia motorizzazione (emissioni tra 20 e 70 g/km)
+1.000 euro    --->    con rottamazione auto Euro 4 o precedente (totale 2.500 euro)
Detrazione fiscale, pari al 50% del costo acquisto e installazione in 10 anni per wall box privata di ricarica per veicoli elettrici (comprese le spese di aumento della potenza fino a 7 kW), fino a un massimo di 3.000 €.

“ecobonus” moto

30% prezzo acquisto (max 3.000 euro iva esclusa) ---> sull'acquisto di veicolo elettrico (ciclomotore, moto o quadriciclo), ma solo in caso di rottamazione un altro veicolo leggero: si può cambiare categoria, ad es. rottamare vecchio ciclomotore e acquistare un quadriciclo elettrico)

Bonus auto Regionali e locali (che si aggiungono a quelli nazionali, variabili e ad esaurimento)

Regione Lombardia
Per auto a combustione (metano, ibride, diesel e benzina, entro certi limiti di inquinamento) tra 2.000 e 5.000. Per le auto elettriche 8.000 euro, per mezzi di lavoro (furgoni e camion) elettrici sino a 20.000 euro. Stanziati in ritardo a partire dai contributi 2017 e 2018 nazionali antismog in autunno scorso, sono in esaurimento a gennaio 2020.
Comune di Milano: per compensare istituzione Area B e chiusura al traffico per Euro 4 diesel. Incentivo cumulabile) massimo di 5mila euro.
Piemonte: nel 2019 per i veicoli commerciali anche elettrici delle piccole medie imprese 
Sardegna: per le auto e mezzi elettrici aziendali
Emilia Romagna
Contributo a privati da 2000 a 6000 euro a seconda della tipologia di auto (ibrido o elettrico) solo per famiglie sotto una determinata soglia di reddito.
Provincia di Trento
Regione Friuli Venezia Giulia
Contributo a privati da 2000 a 6000 euro a seconda della tipologia di auto (ibrido o  elettrico) solo per famiglie sotto una determinata soglia di reddito
Valle d’Aosta: per privati residenti da almeno 2 anni
Veneto: per privati con reddito sotto i 75mila euro, residenti nelle aree sottoposte a procedure di infrazione Ue per il superamento delle soglie di inquinamento.

“Bonus mobilità” rottamazione auto anche senza acquisto di auto nuove

Comune di Milano: sino a 2.000 euro a nucleo famigliare     --->     da usare, in base a diverse opzioni possibili per l'acquisto di scooter elettrici, cargo bike o e-bike, una o due biciclette, uno o due sconti (sino al 70%) sull'abbonamento annuale al trasporto pubblico (contributo non cumulabile con altri offerti da enti pubblici)

Comune di Bologna: sino a 1.000 euro all'anno per 2 anni (2020 – 2021) a nucleo famigliare     --->    dei residenti nel centro storico che rinunciano definitivamente ad un'auto, per voucher trasporto pubblico, taxi/ncc, car sharing o bike sharing. Inoltre sconti per abbonamento al TPL: gratis per 10 anni per gli anziani, 50% per i figli, gratis dal terzo figlio, alunni scuole dell'obbligo, ecc

Decreto Clima, iniziativa Ministero Ambiente, in attesa decreto attuativo (entro 60 giorni, quindi fine febbraio) che affiderà bonus ai Comuni che superano limiti qualità dell'aria, quindi non ancora in vigore):

1.500 euro a chi rottama auto Euro3 o precedente

500 euro a chi rottama moto Euro 2 o precedente (oppure sino Euro3 a 2 tempi)

     --->      per abbonamenti al trasporto pubblico, bici a pedalata assistita e servizi di car e bike sharing

Nel dettaglio, ai residenti in alcuni Comuni italiani (quelli interessati da procedure di infrazione comunitaria in materia di inquinamento) che rottamano entro il 31 dicembre 2021 autovetture omologate fino alla classe Euro 3 oppure motocicli omologati fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi, è riconosciuto un buono mobilità di importo pari ad euro 1.500 (per vettura) ed euro 500 (per motociclo). 
Il bonus può essere utilizzato, entro i successivi tre anni, anche a favore di persone conviventi, per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico, biciclette anche a pedalata assistita o per l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa ad uso individuale. 
I fondi destinati, fruibili fino ad esaurimento, sono di 5 milioni di euro per l’anno 2019, 70 milioni per gli anni 2020 e 2021, 55 milioni per il 2022, 45 milioni per il 2023 e 10 milioni per il 2024, raccolti in un fondo denominato “Programma sperimentale buono mobilità”. Per fruirne è necessario un decreto ministeriale attuativo cha affiderà l'assegnazione e il controllo ai Comuni.

Considerazione: i soldi sono proprio pochi, besti pensare che i 75 milioni (periodo 2019-2020) basteranno per 40 mila autovetture e 10.000 moto: si tenga presente che nel 2018 si sono rottamate spontaneamente (senza incentivi) 747.000 (escluse quelle esportate o vendute all'usato) pre – Euro3!
Quindi, appena escono gli incentivi nel vostro comune, precipitatevi!

Mobilità pendolari e dipendenti aziende

1) Detrazione fiscale Irpef 19% sull'abbonamento al trasporto pubblico, sino ad un costo massimo di 250 euro
---> quindi sconto di 47,5 euro sulla dichiarazione redditi 2021 
esteso anche ai famigliari a carico, anche nel caso che una parte dell'abbonamento venga coperta dal datore di lavoro e sia evidenziata in busta paga
La legge di Bilancio 2018 ha introdotto una detrazione Irpef del 19% per le spese sostenute per l’acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, su un costo annuo massimo di 250 euro. L’agevolazione riguarda sia le spese sostenute direttamente dal contribuente per l’acquisto di un abbonamento del trasporto pubblico, sia quelle affrontate per conto dei familiari fiscalmente a carico. Per le detrazioni relative all’acquisto dell’abbonamento da parte dei cittadini e dei familiari a carico dovranno essere conservati il titolo di viaggio e la documentazione relativa al pagamento. Inoltre, non concorrono a formare reddito di lavoro le somme erogate o rimborsate ai dipendenti dal datore di lavoro o le spese sostenute direttamente da quest’ultimo per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico del dipendente e dei suoi familiari.

2) Trasporti personale e famigliari a carico nel welfare aziendale (pagamento o rimborsi come benefit): abbonamento al trasporto pubblico, compresi treni anche interregionali, se coperti in tutto o in parte dall'azienda, non sono tassati
---> quindi su mille euro di rimborso abbonamenti, non si paga 400 euro di Irpef su uno stipendio medio, e l'azienda non paga Ires sulla spesa complessiva di trasporto rimborsata ai dipendenti
Tra le spese rimborsabili al dipendente tramite il piano welfare aziendale rientrano anche quelle sostenute per l’acquisto di abbonamenti di trasporto pubblico locale, regionale ed interregionale. In questi casi il datore di lavoro può rimborsare in busta paga la spesa sostenuta dal dipendente o provvedere direttamente all’acquisto dell’abbonamento.
L’art. 51, comma 2, lett. d-bis) del Tuir dispone che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente “le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest’ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari indicati nell’articolo 12 che si trovano nelle condizioni previste nel comma 2 del medesimo articolo 12”. Vale solo per abbonamento e non per i singoli biglietti. Vale solo se per categorie o la generalità dei dipendenti. E' indifferente se il rimborso è parziale o totale.
Quindi, ad esempio: se l'azienda decide (come parte del reddito lavoro dipendente) di pagare sino a mille euro di abbonamenti a dipendente (o loro famigliari), quei mille euro non partecipano all'imponibile, cioè sono esenti da Irpef. Quanto risparmia sia il datore di lavoro (Ires) che il dipendente (Irpef)? Dipende dall'ammontare complessivo della spesa aziendale per il welfare e dal reddito del singolo dipendente, ovviamente: per uno stipendio medio basso di 30 mila euro lordi all'anno, se l'azienda volesse aumentarti lo stipendio di mille euro netti, ne pagherebbe 1.400. Sotto forma di abbonamenti ai trasporti, ne spenderebbe solo mille.
L'azienda inoltre, se spende mille euro per gli abbonamenti di 200 dipendenti (quindi 200 mila euro), su un imponibile Ires di 2 milioni, risparmierebbe 48 mila euro di Ires. E in 200-400 avrebbero un abbonamento treno, autobus, metropolitana a disposizione per tutto l'anno!

3) Auto aziendali elettriche (o ibride) – meno di 60 g/km
---> la quota di imponibile scende dal 30 al 25% sull'auto aziendale data in uso esclusivo al dipendente, calcolato sul costo km ACI per 15 mila km

---> mentre aumenta da 30 a 40% per le auto a emissioni superiori CO2 a 160 g/km e al 50% per quelle con più di 190 g/km.
Diminuisce l'esenzione fiscale per il valore dei veicoli aziendali dati come parte del reddito da lavoro ai dipendenti, in misura proporzionale alla CO2 prodotta. I motocicli e i ciclomotori di nuova immatricolazione, con valori di emissione di anidride carbonica non superiori a grammi 60 per chilometro (g/Km di CO2), concessi in uso promiscuo con contratti stipulati a decorrere dal 1° luglio 2020, la quota tassata del fringe benefit sarà del 25 per cento dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base del costo chilometrico di esercizio desumibile dalle tabelle nazionali ACI, al netto degli ammontari eventualmente trattenuti al dipendente. La predetta percentuale è elevata al 30 per cento per i veicoli con valori di emissione di anidride carbonica superiori a 60 g/Km ma non a 160 g/Km. Qualora i valori di emissione dei suindicati veicoli siano superiori a 160 g/Km ma non a 190 g/Km, la predetta percentuale è elevata al 40 per cento per l’anno 2020 e al 50 per cento a decorrere dall’anno 2021. Per i veicoli con valori di emissione di anidride carbonica superiori a 190 g/Km, la predetta percentuale è pari al 50 per cento per l’anno 2020 e al 60 per cento a decorrere dall’anno 2021.

Considerazioni e commenti
Abbiamo più mezzi a motore che patenti, eppure i sondaggi (sia Isfort che Legambiente-Lorien) sulla mobilità degli italiani ci informano che il 20-22% della popolazione adulta compie mediamente meno di uno spostamento quotidiano al giorno. Anche di più, negli anni di crisi e caro benzina. In città è diverso. A Milano la popolazione poco mobile scenda al 5-6%, eppure a Milano ci sono meno auto pro capite che in Lombardia o in Italia. Come mai? Perché in città abbiamo metropolitane, tram, bici, moto e auto in sharing, perché in città le occasioni della vita sono maggiori e i tempi di percorrenza inferiori. Ora con la nuova legge di bilancio è consentito anche il monopattino elettrico.
Quindi? Quindi per essere più liberi e mobili non abbiamo bisogno di incentivi per l'acquisto di nuove automobili, ma piuttosto di nuovi servizi di mobilità (pubblici o privati) a prezzo accessibile per tutti, anche per chi non abita in città. Un esempio, ancora embrionale ma illuminante? “MioBus” è servizio di trasporto a chiamata a prenotazione telefonica, effettuato nel cremasco in due aree ad est e a ovest di Crema: ancora per fasce di orario limitate, sono in alcuni comuni, ma pensato per chi ha bisogno di spostarsi occasionalmente, a orari diversi, tra diversi piccoli comuni.
Le novità di questi ultimi anni riguardano le offerte per i lavoratori e la “comunità” che si trova nei luoghi dove si svolge l'attività di studio e di lavoro. Si comincia a parlare di offerte di mobilità nel welfare aziendale e andare oltre al ruolo di solito assegnato al mobility manager, persino Legambiente è chiamata da alcune grandi aziende a contribuire con idee e proposte. Per esempio? Abbiamo iniziato ad organizzare giornate per introdurre la bicicletta (normale o a pedalata assistita) oppure i servizi di car sharing, riconosciuti per il rimborso degli spostamenti di lavoro. Più recentemente sono arrivate le offerte di auto, spesso elettriche, ma anche ebike e scooter in “corporate sharing”, anche per l'uso serale e il weekend. A Milano e più recentemente a Bologna molte aziende e enti prevedono in busta paga, anche come fringe benefit, non più solo i buoni benzina o persino l'auto per i dirigenti, ma anche trasporto pubblico, biciclette e sharing mobility per tutti i lavoratori. Tra l'altro, non solo per i dipendenti: anche famigliari, clienti fornitori. La mobilità sostenibile del futuro si costruirà in questo modo.

Infine, in allegato scariocabile, la doppia pagina del Corriere della sera di oggi, dedicato allo stesso tema.

 

 

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