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Andrea Poggio   8 febbraio 2019

Il "bio" nel diesel costa di più, ma non inquina di meno

Chi vuole il “bio” nella spesa è abituato a spendere un po' di più, ma anche più qualità e meno impatto ambientale. Ebbene, alle stazioni di servizio dove fate il pieno di “biocarburante”, oggi in Italia, il “bio” costa di più ma inquinate uguale o persino di più. Nel caso del gasolio con olio di palma, certamente di più, a causa della distruzione delle foreste umide per coltivare le palme da olio. E che fare se ho un diesel e debbo fare il pieno? Come faccio ad assicurarmi di usare non usare inavvertitamente olio di palma? Difficile, ma non tutto impossibile. Vi spieghiamo come.

Non esiste nessun obbligo di dichiarare l'origine del biodiesel. Anche per questa ragione siam o impegnati nellapetizione europea contro la presenza di olio di palma nel biodiesel, perché fa più male che bene all'ambiente, perché è una “rinnovabile dannosa”, perché deciso all'insaputa dei consumatori. Una campagna che ha raccolto in due mesi 630 mila firme su diverse piattaforme in tutta Europa (in Italia si può firmare sia quihttps://www.change.org/p/commissione-europea-basta-all-olio-di-palma-nel-motoreche quihttps://actions.sumofus.org/a/di-alla-commissione-europea-basta-all-olio-di-palma-nel-motore). Mancano pochi giorni o settimane perché la Commissione Europea decida finalmente di fissare tempi e modi per mettere fine ai sussidi di stato all'olio di palma nei nostri motori (in linea teorica avrebbero dovuto l'atto normativo entro il 1 febbraio). Quindi, la prima cosa da fare è firmare! 

Secondo suggerimento: occhio alla nuova “etichetta” carburanti, stanno obbligatoriamente scritti vicino all'impugnatura della “pistola” che eroga il carburante. Nel caso della benzina verde “E5”, nel caso del gasolio “B7” o “B15”. Cosa vuol dire? La lettera si riferisce al tipo di combustibile (o energia): oltre a benzina e gasolio, LPG sta per Gpl, CNG sta per metano o gas naturale compresso e così via. Il numero aggiunto indica la percentuale massima di “bio” carburante, di combustibile di origine rinnovabile. E qui cominciano i guai.

Per due differenti ragioni. Abbiamo scritto la percentuale massima perché la norma comunitaria si preoccupa soprattutto di “tutelare” i motori dal biocarburante: così, per la benzina E5, l'etanolo naturale che è più puro e “pulito” della benzina di origine petrolifera, può essere da zero al 5%. Quasi tutti i distributori che presentano l'etichetta E5 noncontengono etanolo: ne siamo sicuri perché in Italia il bioetanolo che viene usato come carburante è stato nel 2017 (ultimo dato ufficiale del GSE) appena 20 tonnellate su 7,5 milioni di tonnellate di benzina, quindi mediamente 0,0003%. I petrolieri e gran parte delle case auto non sono interessate alla benzina, con l'eccezione della Toyota che ha investito sull'ibrido, e il governo tassa ben di più la benzina del gasolio. Quindi chi ha auto a benzina, si rassegni, andrà solo fossile, niente rinnovabile.

Per il gasolio la frazione “bio” invece c'è, ma non fa bene. Intanto quanta? Mediamente un milione e 164 mila tonnellate nel 2017 (GSE) su un consumo di 22,1 milioni, quindi mediamente il 5%. Quando leggete quindi sull'etichetta B7 è probabile che almeno il 3-5% del vostro pieno sia “bio”. E' molto probabile che gran parte del “bio” sia olio di palma, importato soprattutto dall'Indonesia: sono appunto le piantagioni frutto dalla distruzione di foreste umide tropicali. Quindi, come abbiamo scoperto in questa inchiesta da La Nuova Ecologia, le emissioni indirette di quella componente bio, va considerata tripla rispetto al gasolio fossile.

E il più “pulito” gasolio speciale ENIdiesel+ (ma altre case petrolifere ne hanno di analoghi), classificato “B15”? Nel biodiesel ENI c'è una parte di biocarburante composto di olii vegetali usati di riciclo (ad esempio olii di frittura). Bene, peccato che si è trattato (nel 2018) di circa 40 mila tonnellate a fronte di oltre 200 di olio di palma. Quell'aggiunta non è sufficiente per rendere davvero migliore (dal punto di vista ambientale) e quindi non giustifica proprio il prezzo più alto. Circa il 10% in più come prezzo “consigliato” alla pompa come dichiara ENI nel suo sito web. Un suggerimento: evitatelo.

Abbiamo già parlato di biocarburanti su questo sito (http://www.viviconstile.org/magazine/articoli/no-palmoil-nel-diesel-firma) e in quest'altro articolo sulla rivista di Legambiente (https://www.lanuovaecologia.it/biocarburanti-eni-sei-domande-legambiente/)


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