MAGAZINE


Magazine
Andrea Poggio   2 marzo 2021

Gli incentivi auto inquinanti hanno fallito

L’incentivo fallisce proprio nell’obiettivo che si era proposto con enfasi: consentire agli strati economicamente più deboli la possibilità di rottamare l’auto vecchia per acquistarne una nuova meno inquinante. Il tasso di motorizzazione cresce anche nel 2020 e siamo ormai l’unico grande paese europee con più auto che patenti: chi compra l’auto si tiene la vecchia, chi non può comprarsi un’auto nuova anche. L’incentivo non viene usato da chi ha l’auto vecchia inquinante, semplicemente perché non può permettersi un’auto nuova. Se la cambia si rivolge all’usato. Il mercato dell’usato (recente) è alimentato dalle flotte aziendali e dal noleggio. Che non sono incentivati e non comprano.
I dati di vendite auto dei primi 2 mesi dell’anno lo confermano: - 13%. Bene gli acquisti dei privati (+5%) ma crollo degli acquisti delle imprese e dei noleggi (persino -85% noleggi a breve). Questo è infatti il segmento più tassato, mentre al mercato dei privati si rivolgono principalmente gli incentivi. Le auto elettriche si confermano al 2% del mercato: quattro volte meno di Francia e Germania. Raddoppiano le ibride soprattutto benzina, che superano per la prima volta i diesel sulla soglia del 26% del mercato.
Basta incentivi per le auto nuove sino a 135 grammi CO2 a km, non ha senso indebitare le famiglie italiane per acquistare automobili troppo inquinanti, già multate in Europa. E’ quel che succede oggi con gli incentivi per auto con emissioni oltre i 95 grammi CO2: le case auto tengono prezzi di listino alti perché sanno che ci pagheranno la multa, poi le propongo con sconti eccezionali, in parte recuperati dagli incentivi statali. Lo stato paga gli incentivi indebitandosi, debito che si scaricherà sulle tasse future. Debito che non potrà scaricarsi sui fondi europei, proprio perché premia auto inquinanti (diesel e benzina). Lo stato italiano dovrà spendere altri soldi per rientrare nelle quote di emissioni nazionali di gas serra che si stanno definendo negli accordi internazionali. Il mercato comunque va male, anche perché non c’è fiducia e le famiglie si sono impoverite.
Cosa fanno la Francia e la Germania per svecchiare il loro parco veicoli, aumentare le auto pulite (elettriche) senza indebitare le famiglie e dover in futuro incrementare le tasse? Primo, non pretendono che siano solo le famiglie a comprarsi auto nuove: là due terzi del mercato sono flotte, noleggi e aziende, da noi un terzo. Non solo con incentivi, ma persino con l’obbligo ad avere una quota della flotta composta da auto completamente elettriche. Il ricambio delle auto inquinanti lo fanno le aziende che ripagano il maggior prezzo dell’auto elettriche negli anni con i minori costi di gestione: nessuno si indebita, la famiglia acquista un’auto più pulita a minor prezzo e pagheranno meno tasse.
Secondo: gli investimenti sono soprattutto orientati al trasporto pubblico rapido e di massa, treni pendolari, metropolitane e autobus elettrici, due o tre volte più che in Italia. Noi tassiamo i servizi di trasporto pubblico e condiviso, per esempio con l’IVA: ticket bus 10%, sharing mobility 22% (dalla bici all’auto). Per flotte aziendali, sharing e noleggio noi abbiamo meno incentivi e più tasse di tutta Europa. Nel PNRR ci sono troppo pochi autobus elettrici.
Terzo: in Francia e in Germania lo stato ha imposto una politica industriale innovativa alla propria industria, disposta anche a finanziarla con il Green Deal. Si costruisce l’economia circolare delle batterie elettriche e si propone l’innovazione digitale. Conseguenza? In Francia e Germania si vende 4 volte più elettriche che da noi e Volkswagen investe in software quanto Apple. E’ sempre Volkswagen che ora difende la svolta elettrica (e non i 135 grammi di CO2 al km, o i motori diesel) anche nei confronti di Bosch. Sono i sindacati a chiedere a gran voce ad Audi più modelli elettrici per difendere l’occupazione. Nel PNRR non c’è un programma dedicato all’innovazione industriale nell’automotive.

File allegati:

NESSUN COMMENTO


LASCIA UN COMMENTO

Per lasciare un commento è necessario autenticarsi.
Se non ti sei ancora registrato, clicca qui.


    Licenza Creative Commons. I contenuti di questo sito sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia