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  14 marzo 2012

Elettrodomestici in condivisione, il condominio si tinge di verde

Dopo bike e car sharing, anche gli elettrodomestici per la comunità. Per puntare su qualità e risparmio.

Abbiamo mai riflettuto su quante ore realmente utilizziamo gli elettrodomestici che abbiamo dentro casa? Lavatrici, aspirapolveri, ferri da stiro e tutti quei piccoli elettrodomestici da cucina che ingombrano armadietti e ripostigli restano spenti o inattivi per la maggior parte della loro vita utile.

La domanda è: vale davvero la pena spendere soldi per possedere un esemplare di ciascuno di loro? Forse no, se avessimo la possibilità di condividerli attraverso un sistema pratico e ben organizzato che ci permetta di prenderli in prestito tutte le volte in cui ne abbiamo bisogno.
E' un po' quel che già accade con i servizi di bike e car sharing. Solo che qui lo scenario è il condominio. E gli elettrodomestici apparterrebbero a piccole comunità di famiglie, da qui il nome di Elettrocomunitari.

L'idea è di un gruppo di tre neolaureati in disegno industriale ed è piaciuta tanto da arrivare finalista alla quinta edizione del Samsung Young Design Award dal tema New electronics for new families.

Nel loro prototipo, gli elettrocomunitari stazioneranno in un'area comune del condominio e ogni nucleo familiare potrà accedervi e “sbloccare” il dispositivo che gli serve nelle fasce orarie assegnate (così non si litiga!), attraverso una tessera elettronica personale. E se il vicino di pianerottolo si dimentica di riconsegnare per tempo l'aspirapolvere di turno? Un pannello di gestione lo avvertirà automaticamente via sms o email. In caso di rottura, invece, sarà l'azienda produttrice a farsi carico di riparazioni, sostituzioni e dello smaltimento corretto del RAEE. Tutto questo a fronte di un canone mensile che le singole famiglie verseranno per la gestione dell'intero sistema.

Risultato finale: meno apparecchi, ma più robusti e di qualità superiore, meno rifiuti, consumi ottimizzati, e infine, non da poco, più spazio libero dentro casa.

Che ve ne pare? Quanti di voi sarebbero già pronti a condividere un "elettrocomunitario"?


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