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  2 luglio 2015

Eco mafie, una storia italiana

Il business dell’ecomafia continua a crescere.  29.293 reati accertati per un giro d’affari pari a 22 miliardi di euro nel 2014. 80 eco-reati al giorno, poco meno di 4 ogni ora. Aumentano le infrazioni nel settore dei rifiuti (+26%) e del cemento (+4,3) alimentate dal fenomeno della corruzione. Numeri eclatanti nell’agroalimentare, che fattura 4,3 miliardi di euro per 7.985 illeciti e nel racket degli animali che colleziona 7.846 reati. Puglia in testa alla classifica regionale degli illeciti. Il Lazio è sempre la prima regione del centro Italia, la Liguria  è la prima del Nord. Lombardia al top per le indagini sulla corruzione. Questi i dati sconcertanti pubblicati nel l’edizione 2015 del rapporto Ecomafie di Legambiente.

Cresce l’incidenza criminale nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Puglia, Sicilia, Campania e Calabria), dove si è registrato più della metà del numero complessivo di infrazioni (ben 14.736), con 12.732 denunce, 71 arresti e 5.127 sequestri. Si registra un calo dei reati in Campania (-21% circa), dovuto forse ai tanti riflettori accesi di recente sulla regione, e un aumento degli illeciti in Puglia, col 15,4% dei reati accertati (4.499), 4.159 denunce e 5 arresti. Crescono i reati nel ciclo dei rifiuti (+ 26%) e le inchieste sul traffico organizzato di rifiuti (art.260 Dlgs 152/2006), che arrivano addirittura a 35. Aumentano anche gli illeciti nel ciclo del cemento: 5.750 reati (+4,3%), realizzati soprattutto in Campania e poi in Calabria, Puglia e Lazio.

Però una notizia positiva c’è: dopo 21 anni di battaglie, la legge n. 68 del 22 maggio 2015, ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale. Da quest’anno dunque le ecomafie e l’eco criminalità cominceranno ad essere contrastati con gli strumenti repressivi adeguati e gli eco-criminali saranno costretti a pagare. 


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