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Andrea Poggio   14 agosto 2019

Clima: no olio di palma e meno proteine animali

Il cambiamento climatico aumenta la vulnerabilità del territorio ed è strettamente legato al degrado dei suoli, con conseguenze più gravi per le popolazioni più deboli: è quanto emerge dal nuovo rapporto speciale pubblicato dall'Ipcc, il Gruppo intergovernativo di esperti ONU sul cambiamento climatico. 
Il rapporto speciale “Climate Change and Land” su clima, desertificazione, degrado del suolo, gestione sostenibile del territorio, sicurezza alimentare e flussi di gas serra negli ecosistemi terrestri è stato approvato mercoledì 7 agosto 2019 a Ginevra ed è stato presentato, insieme al “Summary for policymakers”, in una conferenza stampa giovedì 8 agosto.
"I governi - afferma Hoesung Lee, Presidente dell´Ipcc - hanno lanciato la sfida all´Ipcc perché affrontasse per la prima volta l´intero sistema terra-clima con uno sguardo complessivo. Lo abbiamo fatto con il contributo di molti esperti e governi di tutto il mondo. È la prima volta, nella storia dei report Ipcc, che la maggioranza degli autori (53%) viene da paesi in via di sviluppo".
Bioenergie fatte male
Il terreno deve restare produttivo per mantenere la sicurezza alimentare in un mondo con popolazione in crescita e di fronte all´aumento di impatti negativi del cambiamento climatico sulla vegetazione. Questo significa che ci sono limiti, ad esempio, all´uso di coltivazioni a scopo energetico.
Gli alberi e i suoli hanno bisogno di tempo per immagazzinare efficacemente carbonio. La bioenergia deve quindi essere gestita con attenzione per evitare i rischi per la sicurezza alimentare, la biodiversità e la degradazione dei suoli. I risultati saranno legati all'adozione di politiche locali appropriate. 
Olio di palma distrugge foreste
Come esempi in negativo vengono portati gli studi sull'uso dell'olio di palma. Nel Sesto capitolo titolato “Interconnessioni tra desertificazione, degrado del suolo, sicurezza alimentare e flussi di gas a effetto serra: sinergie, compromessi e opzioni di risposta integrata” a pag 16 si analizzano i tentativi di arrestare la distruzione delle foreste tropicali in Indonesia con sistemi di certificazione della produzione di olio di palma (dal 2008): “Negli ultimi due decenni, la copertura forestale in Indonesia è diminuita di 150.000 km2 nel periodo 1990-2000 (Stibig et al. 2014) e di circa 158.000 km2 nel periodo 2000-2012 (Hansen et al. 2013a), molti dei quali sono stati convertiti verso terreni agricoli (ad es. palma da olio, piantagioni di pasta di legno).” E più oltre a pag. 58: “Sebbene l'approvvigionamento sostenibile offra presumibilmente un vantaggio di mitigazione, non esistono stime globali del potenziale. Si stima che la sola produzione di olio di palma contribuisca da 0,038 a 0,045 GtC annuo, e l'espansione indonesiana di olio di palma ha contribuito a modificare le emissioni di carbonio fino al 9% nell'utilizzo delle terre tropicali negli anni 2000, tuttavia, il vantaggio di mitigazione di sostenibilità l'approvvigionamento di olio di palma non è stato quantificato.” Di sicuro la distruzione della foresta tropicale prosegue, e quindi l'aumento conseguente delle emissioni di CO2, quanto poi i pur lodevoli sistemi di certificazione abbiano arginato distruzione e inquinamento, ancora non si sa. Facciomo bene a proseguire nella nostra battaglia per smettere di sussidiarlo come fa il governo italiano. Legambiente non molla, questa estate Goletta Verde è stata a Gela dove l'ENI continua a produrre biodiesel da palmoil.
Biocarburanti che causa della fame
E quali le possibili conseguenze di lungo termine della produzione di biocarburanti fatti male, peggiori cioè del petrolio che sostituiscono? Ce lo dice la sintesi per policy maker (figura a pag. 29), che così riassume le conseguenze a lungo termine (2100) dell'impiego intensivo di coltivazioni destinati a bioenergie o biodiesel: “Gli studi che collegano la bioenergia alla sicurezza alimentare stimano un aumento della popolazione a rischio fame fino a 150 milioni di persone.”
Desertificazione e degrado del suolo
Quando il suolo è degradato, diventa meno produttivo, limita quello vi si può coltivare e riduce la capacità naturale di assorbire il carbonio. Degrado del suolo e cambiamento climatico si influenzano quindi a vicenda.
“In un futuro con piogge più intense - afferma Kiyoto Tanabe , copresidente dalla task force sugli inventari nazionali di gas serra - il rischio di erosione dei suoli in aree coltivate aumenta. La gestione sostenibile del territorio è un modo per proteggere le comunità dagli impatti negativi dei questa erosione e delle frane. Tuttavia ci sono limiti a quello che può essere fatto e in alcuni casi il degrado può essere irreversibile".
Circa 500 milioni di persone vivono in aree che hanno problemi di desertificazione. Si tratta di aree che sono più vulnerabili al cambiamento climatico e agli eventi estremi come siccità, ondate di calore e tempeste di sabbia.
Il report individua un rischio crescente dovuto alla scarsità di acqua, agli incendi e al degrado del permafrost, già con un incremento di temperatura di 1,5 °C.
Sicurezza alimentare
Azioni coordinate contro il cambiamento climatico possono allo stesso tempo migliorare lo stato del terreno e la sicrezza alimentare. Il cambiamento climatico minaccia tutti i 4 pilastri della sicurezza alimentare: disponibilità (rese e produzione), accesso (prezzi e possibilità di accedere al cibo), utilizzo (nutrizione e cottura) e stabilità (problemi di disponibilità ). Gli impatti più significatici si avranno in paesi a basso reddito di Africa, Asia e America latina.
Il report evidenzia che circa un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato. Una riduzione di questa quantità ridurrebbe le emissioni di gas climalteranti e migliorerebbe la sicurezza alimentare.
Le scelte alimentari hanno un peso: andrebbero privilegiate le diete bilanciate con alimenti a base vegetale, come cereali a grana grossa, legumi, frutta e verdura e alimenti di origine animale prodotti in modo sostenibile.
Anche la riduzione delle disuguaglianze, il sostegno al reddito e l´accesso assicurato al cibo potrebbero contribuire ad attenuare gli impatti negativi del cambiamento climatico.


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