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Andrea Poggio   6 maggio 2018

Città e stati "fossil free" in Europa e negli Usa

Si è parlato lo scorso aprile sui giornali della California che, con altri 17 stati, annuncia il ricorso contro l’amministrazione centrale americana che ha abrogato i nuovi limiti alle emissioni degli autoveicoli introdotti a suo tempo dal presidente Obama. Le regole stabilite nel 2012, note come standard Corporate Average Fuel Economy o CAFE, e miravano a ridurre le sostanze inquinanti emesse nell’aria aumentando gradualmente il rendimento del carburante in tutti i modelli offerti dai produttori a 54,5 miglia per gallone (4,32 litri per 100 chilometri), rispetto alle 35,5 miglia per gallone del 2016. Insieme, i 14 Stati ricorrenti rappresentano quasi un terzo del mercato auto USA, sono anche definiti “ZEV States” perché sostengono il passaggio alle auto a emissioni zero, evidenziano una frattura nel mercato che nuoce all’automotive del Nord America, forse più della concorrenza straniera.

Se l’industria automobilistica (a combustione) americana non ride, quella europea ha di che piangere. La Commissione Europea è in procinto di varare il nuovo regolamento sulle emissioni auto e furgoni al 2025-2030 che, nonostante le forti pressioni dell’industria, sostanzialmente ricalcano i limiti proposti da Obama. Come abbiamo spiegato in questo post, si tratta di limiti alle emissioni un po’ più severi di quelli odierni sia per quel che riguarda gli inquinanti dannosi alla salute (soprattutto NOx), sia per i gas climalteranti (quindi la CO2). Questi ultimi si riferiscono alla media delle auto immesse ogni anno sul mercato da ciascun brand automobilistico: dal 2020 quasi tutte le case automobilistiche, per poter attenere una buona media dovranno compensare le elevate emissioni dei motori diesel, benzina e gas immessi sul mercato con una quota crescente di veicoli “ZEV” (veicoli a zero emissioni), quindi elettrici o a idrogeno. La #GreenMobility crescerà anche così.
Ma in Europa, come in America, le norme stabilite a livello centrale, continentale, non sono considerate sufficienti né per ridurre significativamente l'inquinamento locale, né per far fronte alle sfide globali dei cambiamenti climatici. In Germania come in Italia, sono le singole città ad accelerare, ad imporre, con blocchi e limitazioni permanenti alla circolazione e incentivi diretti ed indiretti, una accelerazione dei cambiamenti di mercato verso una mobilità più sostenibile, elettrica, leggera e non proprietaria. 
Ha fatto notizia la vittoria in tribunale delle città tedesche che hanno bloccato la circolazione dei diesel euro5 inquinanti, così come la richiesta al governo di rendere gratuiti i mezzi pubblici per combattere l'inquinamentoprovocato dalle automobili . E in Italia?
Anche in Italia, Firenze ha già annunciato il divieto di circolazione nell'area limitata ma simbolica del Centro Storico per tutti i veicoli a combustione interna (quindi diesel, benzina e gas) dal 2020. Roma ha annunciato il blocco nel Centro Storico (ben più ampio) limitato ai diesel, anche Euro6, per il 2024. Torino blocca già i diesel Euro5 in emergenza smog e stagionalmente solo gli Euro3 diesel, come in tutti i principali comuni della Lombardia ed Emilia Romagna. Milano, nel corso di questo autunno-inverno, ha attuato il blocco stagionale diesel Euro3 (con controllo telecamere), Euro4 in Centro Storico e in tutta la città in emergenza. Poi il sindaco di Milano ha preannunciato, in accordo con ATM, la sostituzione graduale di tutti gli autobus con mezzi completamente elettrici, che si concluderà nel 2030. E, infine, con un formale Ordine del Giorno del Consiglio Comunale (26 marzo 2018) viene approvato a maggioranza la proposta di “Milano 2025 Gasolio e Fossil Free”, con i seguenti impegni e scadenze:
- zero caldaie a gasolio entro il 2023 (oggi circa 3.500),
- limitazioni progressive alla circolazione dei diesel sino blocco totale per tutto l'anno dal 2025 anche dei diesel Euro6,
- limitatamente al Centro (Bastioni), blocco totale della circolazione ai mezzi a combustione interna dal 2030.

Le decisioni, seppur annunciate pubblicamente, con ordini del giorno o delibere rischiamo lasciare il tempo che trovano: diverso è se entrano nella pianificazione oggetto di finanziamenti o di sanzione, come sta succedendo ora con i PRIA (Piani di risanamento dell'aria) e con i PUMS (Piani urbani di mobilità sostenibile).


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