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Andrea Poggio   3 novembre 2020

Bonus auto contrario agli interessi italiani

Oggi i nuovi dati Unrae vendite auto ottobre 2020 ci informano che il mercato è stabile rispetto all'ottobre 2019 (158 mila), in ripresa rispetto ai mesi del lockdown, ma - 30% sullo scorso anno. Ma i “bonus” all'acquisto del governo, assegnati anche ad auto con consumi e inquinamento in eccesso (oltre 95 grammi CO2 al km), mantiene arretrato e inquinante il mercato italiano.
Hanno fatto notizia i dati europei di settembre che evidenziavano lo storico superamento delle vendita di auto “elettrificate” (elettriche + plugin + ibride) sulle diesel (vedi https://www.vaielettrico.it/settembre-in-europa-piu-auto-elettrificate-che-diesel/): ebbene, ancora a ottobre, nonostante l'esaurimento dei bonus per le auto più inquinanti e sprecone, quelle tra i 90 e i 110 grammi), in Italia le diesel vendute sono state il 30,8%, mentre le elettrificate appena 28,8%. Relegate ad una nicchia le auto a metano (1,6%), stabili le GPL (7%), ormai equivalenti per emissioni inquinanti alle benzina (32% del totale). Le emissioni teoriche medie (prove edulcorate in officina) oltre 105 grammi, 10 grammi oltre la soglia a rischio multe salate per le case produttrici (vedi https://www.lanuovaecologia.it/bonus-auto-diesel-inquinanti-multe-europee/).
Certo, stiamo migliorando: nel 2019 si vendevano ancora 41% di diesel e appena 5,3% elettrificate. Le emissioni medie erano a 117 grammi, a causa soprattutto del successo dei SUV a combustione. Le auto pure elettriche vendute a ottobre 2019 erano 8.700, oggi oltre 20 mila, +136%. In un mercato il calo del 30% è un successo, anche se riguarda ancora solo il 2% delle vendite rispetto all'8% di Francia e Germania.
Le auto nuove sono sempre più care, anche quelle non elettriche, anche le diesel e benzina. I dati Unrae degli ultimi 10-15 anni (vedi nostro commento http://www.viviconstile.org/magazine/articoli/basta-bonus-auto-a-combustione) dimostrano che il prezzo medio effettivo di vendita è aumentato del 15-20% per le auto economiche e le utilitarie (segmanti A e B) e del 30% per le grandi e lusso. Nel frattempo il PIL nazionale è in diminuzione, ancora al di sotto di quello di vent'anni fa, e le disuguaglianze sono aumentate (si vendono più auto grandi e di lusso). In Francia e in Germania due terzi degli acquisti di auto nuove sono noleggi, flotte e aziende: in Italia le famiglie e i privati hanno acquistato il 57% delle auto nuove nel 2019 e questo ottobre ben il 68%. Le imprese prolungano i noleggi, rinviano gli acquisti ed hanno parte del personale in smart working. I bonus non favoriscono gli acquisti delle partite iva. Risultato? Calo delle vendite, poche rottamazioni, il ceto medio rinvia l'acquisto e se proprio deve acquista usato. Chi può, che non si è impoverito col Covid, acquista anche auto più care, come tutte le elettriche plugin (+ 330%), quelle dotate di doppio motore elettrico e a combustione.
Ecco perché i bonus governativi della primavera ed estate sono sbagliati, anche se voluti dalla sinistra di governo e imposti dal parlamento al governo. Ed ecco perché Patuanelli dovrebbe impegnarsi a non reiterarli nel 2021. Francia, Germania, Olanda e altri paesi europei incentivano soprattutto le aziende e le flotte a noleggio, a fronte di obblighi e penalità se non acquistano abbastanza auto elettriche: così la spesa sul rinnovo del parco auto circolante grava il meno possibile sui cittadini e diviene un investimento aziendale, che si ripaga con i minori costi di gestione delle auto elettriche. Noi invece premiano, con auto ancora troppo inquinanti – emissioni di CO2 – solo gli acquisti dei privati,  di quei pochi che possono comunque permettersi un'auto nuova. Ci dimentichiamo dei taxi, dei servizi di car sharing, delle flotte aziendali di auto pulite, non solo in uso esclusivo, ma anche quelle utilizzabili da tutti i dipendenti in condivisione: in centro Europa il 10% delle auto aziendali sono in “corporate sharing”. Non favoriamo il noleggio e la sharing mobility: perché, ad esempio, l'iva sui biglietti e gli abbonamenti al trasporto pubblico è al 10%, come sulle tariffe dei taxi, mentre sulla fattura dei servizi di sharing, dal monopattino all'auto, l'iva ammonta al 22%.


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