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Beppe Croce, Stefano Ciafani, Luca Lazzeri   24 aprile 2015

Bioeconomia

L'interessante volume "Bioeconomia" di Beppe Croce, Stefano Ciafani e Luca Lazzeri, presenta una ricca panoramica di temi e aggiornamenti sull'evoluzione green dell'agrindustria e della chimica in Italia e nel mondo. Non è un libro facile, per il rigore e la competenza con il quale gli autori spaziano dall'agronomia, alla biochimica, alla storia delle tecnologie ai temi dell'ambientalismo e della sostenibilità. Bella l'introduzione di Gunter Pauli e contributi finali di Lorenzo D'Avino, Sofia Mannelli, Giulia Gregori e Francesco Ferrante.
La storia della chimica verde nasce da lontano: "Bioeconomia" inizia con la vita è le opere di San Romualdo, anacoreta e fondatore di abbazie e conventi, per accompagnarci in una storia delle tecnologie e della conoscenza che nasce con l'uomo agricoltore e dalle alchimie delle cucine. La cui ragione economica, da sempre, è stata la sostenibilità ambientale, materiale ed economica della produzione di alimenti, di bioenergie, e di prodotti. Sì, anche bio-prodotti, non solo legname, ma anche fibre per tessuti e macchine, prodotti per lavare e lubrificare, prodotti per la cura è il benessere, per attrezzi, strumenti, arredi... Una storia che attraversa quella industriale, anche italiana, dell'ultimo secolo, delle lotte per la salute in fabbrica, degli incidenti, delle fusioni, dismissione e delle bonifiche industriali che hanno visto anche Legambiente protagonista negli ultimi anni del secolo scorso.
Proprio da quegli anni, dalle tormentate di quelle che erano state le glorie della chimica italiana (Montecatini, Edison, Enichem...) nascono dei germogli di nuovo, di futuro. Un futuro che per tutti gli italiani è stato evidente con i sacchetti in bio plastica "MaterBi" (almeno quanto cinquant'anni prima è stato il Moplen). È stata anche l'accettazione sociale del sacchetto biocompostabile e della raccolta differenziata della frazione organica dei rifiuti, insieme all'indignazione internazionale alla scoperta delle "isole" oceaniche di residui di plastica abbandonata, a consolidare la normativa e aprire nuovi mercati alla nuova chimica.
Gli autori, con grande rigore e ricche citazioni di ricerche ed esperienze industriali, ci fanno intravvedere le nuove generazioni della "chimica verde": dalle prime produzioni di bioenergie (spesso pure speculazioni sui contributi statali) e biopolimeri, alle bio raffinerie integrate con le produzioni agricole locali, come quella fondata sulla coltura del cardo a Porto Torres. Ma il cardo, come la canapa e tante altre produzioni agroalimentari diffuse in Italia, possono essere all'origine di trasformazioni chimiche di base per nuovi prodotti: cosmesi, farmaci, fibre, nanotecnologie, l'edilizia sostenibili, e, infine, arricchimento dei suoli. Dei prodotti naturali, non si butta via niente.
Chiude il libro il visionario "Manifesto per la chimica verde", visionario e concreto, una sorta di agenda per chi fa politica industriale e i giovani professionisti e innovatori, che inizia cosi: "la prima bio raffineria è la pianta e la chimica verde è un vasto campo da coltivare". Da non perdere.
Andrea Poggio


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