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  16 dicembre 2011

Auto elettrica: non basta, ma aiuta

L’auto elettrica non serve solo a ridurre CO2 e rumore. È un’occasione per cambiare mezzi e stili di mobilità, soprattutto urbana.

Soprattutto in città, come si preannuncia ad Amsterdam, a Berlino, a Parigi e a Shangai, in futuro le auto, i motorini e persino i bus saranno elettrici. O almeno ibridi, con la parte elettrica sempre più importante. Se useranno metano, sarà “biometano” da scarti, come già accade in Svizzera. E l’Italia? Sta a guardare? Qualche società elettrica preannuncia accordi per colonnine di ricarica in gemellaggio con le altre case automobilistiche, l’Autorità per l’energia finanzia progetti sperimentali e il Parlamento discute di incentivi. Finalmente si vedono nelle piazze i prototipi, si vendono bici elettriche, circolano i primi motorini, in alcune città persino le prime flottiglie di furgoni. Ma tutto con numeri ancora ridicoli. Anche perché la trazione elettrica è una filiera, un intero sistema industriale che va attrezzato.

La mobilità elettrica non è solo un modo per ridurre l’inquinamento da gas tossici allo scarico e il rumore, ma una occasione unica e preziosa per cambiare mezzi e stili di mobilità, soprattutto urbana.

Infatti, i gas tossici delle nuove auto euro 5 e delle prossime euro 6 saranno già molto bassi e persino le auto elettriche comportano inquinamento da particolato da usura di pneumatici e freni. Le nuove ibride (a benzina e gasolio) sono, alle basse velocità, già molto silenziose. Il vantaggio indiscutibile dell’elettrico è oggi sui mezzi di servizio per il trasporto delle merci nei centri storici (a patto di riorganizzarne la logistica per evitare che, come oggi, circolino con un carico medio inferiore al 30%), per la raccolta dei rifiuti, per il trasporto pubblico. E, soprattutto, per coprire l’”ultimo miglio” nel trasporto quotidiano dei pendolari che usano treni, metropolitane e autobus, dalla stazione sino a casa o in ufficio, con piccole vetture, leggere, efficienti ed economiche, anche in proprietà condivisa e dotate di scarsa autonomia. Insomma, l’auto elettrica pensata per 1 o 2 posti, 50 chilometri e 70 all’ora, come ci muoviamo nel 95% degli spostamenti. Ovviamente alimentate da energia rinnovabile.

Con le centrali di oggi, in Italia, la CO2 a km di un’auto elettrica a 4 posti e di una tonnellata e mezza di peso è persino maggiore di un’equivalente ibrida. Insomma, il trasporto elettrico del futuro comporta nuovi mezzi, nuove abitudini e nuove centrali.

* di Andrea Poggio, vice direttore nazionale Legambiente


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