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Andrea Poggio   25 febbraio 2019

Ancora ri-firmare contro olio di palma nel carburante

Di anche tu alla Commissione Europea che è ora di mettere davvero al bando l’olio di palma nei motori e di smetterla di utilizzare eccezioni o scappatoie come ha fatto nell’ultima bozza di testo che ha presentato nelle scorse settimane. Partecipa anche tu alla consultazione pubblica aperta fino all’8 marzo e fai sentire la tua voce”. È questo l’appello che Legambiente, promotrice della campagna NotInmytank “No all’olio di palma nel motore” insieme ad una coalizione europea di associazioni ambientaliste, lancia ai cittadini per ribadire tutti insieme alla Commissione Europea - proprio attraverso lo strumento della consultazione pubblica (https://www.legambiente.it/savepongo/)- l’urgenza di intervenire nuovamente su questo tema modificando la bozza di testo presentata nelle scorse settimane. Nel testo in questione la Commissione seppur riconosce che le coltivazioni di palma da olio causano una significativa deforestazione e per questo l’olio di palma non potrà essere impiegato nella miscela dei biocarburanti Ue dal 2021; dall’altra parte prevede un’esenzione per l'olio vegetale prodotto in piccole piantagioni (2-5 ettari) o prodotto su terreni “inutilizzati” per almeno cinque anni. Per cui alla fine l'olio di palma ritornerà nei motori sotto forma di biodiesel. 

L'espansione delle piantagioni di palma da olio e di altri raccolti per produrre biodiesel, che di sostenibile e verde ha ben poco visto, sta distruggendo preziose foreste e la fauna selvatica, in primis gli oranghi. Per questo – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente– è urgente intervenire senza perdere altro tempo e soprattutto senza ricorrere ad eccezioni o sotterfugi che permettano di continuare ad usare olio di palma e di soia per carburanti per auto e camion. Per questo invitiamo tutti i cittadini a partecipare alla consultazione pubblica aperta fino all’8 marzo per chiedere, insieme a noi, alla Commissione Europea un atto di coraggio e di responsabilità su un tema così importante e sul quale occorre prendere una posizione, accompagnata da azioni e fatti concreti. In questi mesi con la campagna europea NotInmytank (No all’olio di palma nei motori) e in Italia con l'iniziativa “gemella” Save Pongo, abbiamo raccolto oltre 600mila firme di cittadini che, come noi, chiedono la messa al bando dell'olio di palma nei biodiesel e lo stop ai sussidi per questa pratica e salvare, così, le foreste e la biodiversità in pericolo. Siamo sicuri che anche per la consultazione pubblica ci sarà una grande partecipazione”.

Partecipare alla consultazione pubblica è semplice, basta un click su www.legambiente.it/savepongo/e sottoscrivere il messaggio che la coalizione delle associazioni invierà direttamente alla Commissione Europea e all’attenzione del Presidente Juncker, ai Vicepresidenti Mogherini e Timmermans, ai Commissari Cañete e Malmström. In questo messaggio vengono ribadite alla Commissione Europea le due ragioni per cui si chiede di modificare la bozza di testo: non sono ammissibili deroghe all'olio di palma utilizzabile nei biocarburanti (i criteri a basso rischio): se venissero accettate, anche solo una parte di quelle adottate, non cambierebbe nulla rispetto alla situazione attuale, le attuali importazioni potranno crescere senza sosta, incrementando la deforestazione. Le certificazioni di sostenibilità attuali non sono credibili in un mercato in continua crescita. 

L’altro motivo è che i criteri che definiscono una coltura alimentare inadatta alle politiche di sostegno per i biocarburanti rinnovabili sono troppo deboli. Così la soia non compare tra le colture ad alto rischio distruzione (ILUC), nonostante vi siano tutte le prove, che è già una delle cause principali della distruzione degli habitat naturali, soprattutto in Sud America. La soia deve essere nella categoria ad alto rischio, o questa legge nascerà vecchia, incompleta e inefficace.

Legambiente, infine, ricorda che i carburanti con olio di palma possono inquinare addirittura di più rispetto a quelli tradizionali, oltre a costare di più. Eppure oggi l’alternativa c’è, si possono produrre biocarburanti avanzati che sostituiscono l’olio di palma, riciclando scarti in un’ottica di economia circolare, come l’olio di frittura che già oggi costituisce una valida e competitiva alternativa.

Non esitare: ri-firma qua: https://www.legambiente.it/savepongo/


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