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Giulia Persico   3 ottobre 2019

Anche il nucleare è green? Scontro in Europa

Il 25 Settembre, i rappresentanti permanenti dei Governi comunitari, hanno approvato la posizione del Consiglio dell’Unione Europea sull’introduzione di un sistema di regole di tassonomia delle attività e degli investimenti finanziari: una classificazione, una serie di criteri per poter definirele attività economiche considerabili sostenibili. Tentativo di arginare il “greenwashing” finanziario e isolare ed escludere dal mercato coloro che di “verde” hanno solo l’insegna. Un tentativo non ancora ben riuscito visto che tra gli investimenti Green è rimasto il nucleare! La discussione non è ancora conclusa, perché le posizioni emerse dal Consiglio della Ue dovranno ora passare per la necessaria approvazione del Parlamento Europeo, che si era espresso in precedenza per l’esclusione di investimenti nel nucleare e nelle centrali a carbone dall’elenco degli investimenti “green”. In merito, Edoardo Zanchini, Vice Presidente di Legambiente, ha affermato: “L'Italia ha vietato l'energia nucleare più di 30 anni fa. Troviamo semplicemente assurdo che qualcuno includa titoli nucleari in portafoglio sostenibili. Dobbiamo sostenere la Germania, l'Austria e il Lussemburgo nella loro opposizione all'ambiguo testo del Consiglio. Ma dov'è l'Italia in tutto questo?”.
Incomprensibile inoltre che l’applicazione di tale classificazione verrà posticipata di due anni e mezzo, dalla iniziale scadenza del primo luglio 2020 a fine 2022. I gestori di portafoglio possono così continuare a considerare petrolio, pesticidi, biocarburanti e altre attività dannose sono ad oggi incluse in portafoglio "green". Il compromesso raggiunto inoltre apre la strada al riconoscimento come “investimenti ecologici” di impianti mirati a ridurre l’impatto ambientale di reattori nucleari o impianti altamente inquinanti come quelli a carbone, contrariamente alle raccomandazioni di un gruppo di esperti della Ue che a giugno aveva consigliato di escludere le centrali nucleari e gli impianti a carbone dalla tassonomia comunitaria. Germania, Austria e Lussemburgo si sono opposte al testo come la  maggior parte delle ONG ambientaliste  coinvolte.  Anche Luca Bonaccorsi, attivista del gruppo della campagna Trasporti e ambiente, si è espresso sull’inutilità di perdere altri due anni e mezzo per l’applicazione di questa classificazione e sulla necessità e urgenza di una tassonomia con standard più chiari.


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