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Andrea Poggio   26 giugno 2019

Accolta la segnalazione per pubblicità ingannevole contro "biodiesel" che inquina

L'unico diesel pulito è quello che non c'è. Oggi, 26 giugno 2019, "Il fatto quotidiano" pubblica con gran risalto l'avvio del procedimento per "pubblicità ingannevole" con l'ENI e il suo "biodiesel" che avrebbe ridotti "sino al 40%" le emissioni inquinanti dei motori. Probabilemnte non è vero.

Il ricorso ha accumunato Legambiente con i consumatori del Movimento Difesa del Cittadino e con il network ambientalista europeo "Transport & Environment": insieme abbiamo argomentato che l' ENIdiesel+ non sembra mantenere le promesse, visto che l'unico parametro inquinante ridotto in condizioni di prova simulate nella misura del 38% sono gli idrocarburi nel particolato ultrafino, ma solo in autobus vecchi (euro3) alimentati da biodiesel al 100% in distributori non accessibili al pubblico. Per tutti gli altri inquinanti, per tutti gli altri motori, per il biodiesel di composizione "normale" (dal 3% normale, sino al 15% per l'ENIdiesel+) le riduzioni di inquinamento sono decisamente più contenute o nulle (auto euro5 ed euro6). Il verdetto dell'autorità è atteso entro il 20 settembre 2019: l'ENI rischia una sanzione sino a 5 milioni di euro se venissero dimostratate "pratiche commerciaqli scorrette". 

Tutto nasce da un primo articolo in cui chiedavamo (sei domande) all'ENI pubbliche spiegazioni delle proprie milionarie affermazioni e da risposte, serie, argomentate, ma per nulla convincenti che ci sono giunte. Il tutto avveniva nell'ambito di una campagna europea per togliere l'oilio di palma dai diesel che abbiamo condotto insieme ad un network di associazioni europee.

La nostra campagna europea contro l'olio di palma nel biodiesel ha poi dimostrato, con le analisi di ciclo di vita del prodotto validate dalla Commissione Europea, che un litro di biodiesel all'olio di palma comporta emissioni di CO2 triple del gasolio fossile. Il rimedio è peggio del male. La causa? La distruzione di torbiere e foreste vergini tropicali indotto dall'aumento della domanda internazionale di coltivazioni di palme da olio. Ancora nel 2018 l'aumento della domanda ha comportato nel 45% dei casi ladistruzione di foreste nel Borneo, ad elevata biodiversità. Ecco perché la nostra campagna si proponeva di difendere non solo le ultime tribu di popolazione autoctona, anche anche gli ultime popolazioni di oranghi in libertà.

 


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