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La spesa senza plastica

Addio sacchetti di plastica. Dal 1 gennaio 2011 i dannosi e inquinanti shopper fatti con il petrolio sono diventati fuorilegge. Ma quali alternative abbiamo alla plastic bag per fare la spesa? E quali sono le più convenienti, per noi e per l'ambiente?

Consiglio Difficoltà Convenienza
1

Procurati borse riutilizzabili e ricordati di portarne sempre una con te. Per i carichi più pesanti può essere pratico un carrellino. Se vai a fare la spesa in bicicletta, attrezzarla con un rimorchio è una buona alternativa. Riducendo del 70% i sacchetti monouso, una famiglia di tre persone può risparmiare 50 euro all'anno.

2

Usa e riusa borse, contenitori, bottiglie e altre soluzioni riutilizzabili che ti permettono di evitare l'"usa e getta".

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Se ti sei dimenticato a casa la sporta, acquista sacchetti in plastica di origine vegetale, degradabili e compostabili, oppure quelli in carta e utilizzali per la raccolta dell'umido, se il tuo Comune l'ha avviata (mai usare quelli in plastica!).

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Fai attenzione alle tue scelte d'acquisto: preferisci prodotti sfusi o con imballaggi ridotti e facilmente riciclabili, informati presso i negozi se fanno il “vuoto a rendere”, bevi acqua del rubinetto.

Solo trent'anni fa si andava a fare la spesa sotto casa con la sporta o con la retina di tela appallottolata in fondo alla borsetta. Poi sono arrivati gli iper e i super mercati da scorta settimanale, i centri commerciali, spesso fuori città e raggiungibili solo in macchina. Le sporte di plastica, gentilmente “regalate” alle casse, hanno avuto il sopravvento. La "pacchia", però, ora è finita. Grazie anche alla mobilitazione di associazioni ambientaliste e cittadini, dal 1 gennaio di quest'anno l'Italia è il primo Paese europeo a proibire la produzione e la commercializzazione di buste in plastica non biodegradabili. Sull'esempio di giganti come la Cina, che allo shopper in polietilene hanno già saputo dire addio.
E gli italiani? In occasione del referendum simbolico "Vota il sacco" che Legambiente ha promosso all'uscita dei supermercati, a fine novembre in tutta Italia per la Settimana Europea sulla Riduzione dei Rifiuti, il 73% dei "votanti" ha manifestato l'intenzione di adoperare sportine riutilizzabili. Come dire, la conversione culturale è già in atto.

Il sacchetto in cifre
Oggi in Europa, secondo la Commissione, si producono ogni anno circa 100 miliardi di sacchetti di plastica, per produrre i quali servono 910 mila tonnellate di petrolio.
Gli italiani ne sono tra i più assidui utilizzatori, con un consumo di circa 20 miliardi, 300 all'anno a testa, neonati compresi, pari all'emissione di circa 8 kg di CO2 a famiglia.
Solo l'1% nel mondo viene riciclato e, d'altra parte, riciclarli costa di più che produrli. Il resto finisce in discarica, negli inceneritori, in gran parte abbandonato nell'ambiente.

Un nemico per tutti
Un sacchetto di plastica può rimanere nell'ambiente fino a 1000 anni, a fronte di una “vita media” brevissima, il tempo necessario al trasporto della spesa fino a casa e, quando va bene, al riutilizzo come contenitore della spazzatura.
La sua capacità di viaggiare anche per centinaia di migliaia di chilometri, sospinto dal vento e dalle correnti, fa sì che sia tra le cause principali dell'inquinamento dei mari e della morte di diverse specie animali. Si stima che ogni anno i sacchetti uccidano 1 milione di uccelli e oltre 100mila esemplari tra mammiferi marini e tartarughe, che li inghiottono scambiandoli per cibo o che vi rimangano intrappolati, morendo per fame o asfissia. L'indistruttibilità della plastica ne fa un serial killer dagli effetti potenzialmente illimitati: dopo la morte dell'animale, torna infatti libera nell'ambiente, capace di nuocere ancora.
E anche quando si degrada alla luce e al calore, non smette di fare danni: le minuscole frazioni in cui il sacchetto si scompone vanno a contaminare il suolo e le acque penetrando nella catena alimentare a partire dagli organismi più piccoli.

Le alternative
Il sacchetto di plastica uscirà presto dalle nostre vite. Piccola e grande distribuzione potranno smaltire le scorte in magazzino, cedendo gratuitamente ai clienti gli ultimi shoppers rimasti. Ma quali sono le alternative alla plastic bag? Ecco le principali.

  • Sacchetti riutilizzabili. In commercio ormai se ne possono trovare di tutte le dimensioni e di tutti i materiali. Di juta, di cotone (attenzione alla provenienza da coltura biologica) o di plastica resistente (questi ultimi, non biodegradabili). Sono pratici e non corrono il rischio di rompersi anche quando trasportiamo oggetti pesanti o di vetro.
  • Sacchetti di carta. Si possono usare parzialmente per riciclare la carta e il cartone e occasionalmente per il trasporto di cose e beni. Sono senz'altro riciclabili e biodegradabili e a loro volta di carta parzialmente riciclata.
  • Sacchetti di plastica di origine vegetale, come il “mater-bi”, brevetto italiano di plastica da amido di mais. Se dispersi nell'ambiente si degradano naturalmente (entro sei mesi la degradazione è del 90%) e possono essere utili non solo per la raccolta della frazione indifferenziata e della carta ma soprattutto della frazione organica. In quest'ultimo caso, oltre che degradabili, i sacchetti a base di amido hanno il pregio di essere anche compostabili e quindi di tornare al terreno sotto forma di sostanze nutritive, diminuendo l'impiego di fertilizzanti chimici (leggi qui). Controlliamo che sul sacchetto sia stampata la dicitura "conforme alla norma EN 13432" che certifica la sua biodegradabilità e compostabilità.

Quale shopper preferire? La sostituzione 1 a 1 non è mai la soluzione migliore dal punto di vista ambientale, per l'ovvio consumo di risorse che comporta. Sia i sacchetti di carta che quelli in bioplastica compostabile andrebbero acquistati solo in casi particolari (se ci si è dimenticati la sporta a casa, non ci sta più niente nella borsa...), mentre per tutte le altre occasioni andrebbero preferite le borse riutilizzabili.
Dal terzo riutilizzo in poi diventano sempre più convenienti. Dopo il ventesimo utilizzo sono di gran lunga la soluzione migliore per l'ambiente e, anche se si tratta di piccole cifre, per chi li acquista.
Unica accortezza: portarsele sempre dietro. Per non dimenticarsi, basterà lasciarle in macchina, in ufficio o ripiegate in borsa, pronte all'uso e riuso (quelle più piccole, “a scomparsa”, occupano la spazio di una tasca!).

Non solo buste, sacche e sacchetti
Al sacchetto, volendo, si può anche rinunciare. I carichi più pesanti e ingombranti possono essere trasportati, più agevolmente e con meno fatica, anche da trolley e carrellini (ce ne sono anche di pieghevoli).
Se invece al supermercato andiamo in bicicletta, una valida soluzione può essere quella di attrezzarla con un rimorchio, da montare e smontare all'occorrenza. Chi invece ci va in macchina, può provare a lasciare nel baule una o più scatole di cartone: uscirà con il carrello pieno di spesa, ma senza più bisogno di borse.


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