Essere a norma
La legge ha giustamente reso obbligatori i controlli sulla sicurezza e sull'efficienza degli impianti termici centralizzati delle abitazioni. Le operazioni di manutenzione ordinaria devono essere effettuate secondo le indicazioni riportate sul libretto di centrale, comunque rispettando le norme UNI e CEI relative alla tipologia di installazione. Senza queste indicazioni, si deve intervenire annualmente, generalmente poco prima dell'accensione autunnale.
I controlli di efficienza energetica devono avvenire secondo le disposizioni del DLgs 311/06 e per impianti di potenza superiori a 35kW la cadenza è annuale.
Tutte le operazioni di manutenzione e i dati di funzionamento del proprio impianto debbono poi essere registrati nel libretto di centrale, che costituisce una sorta di “carta d'identità” dell'impianto. L'amministratore (che può nominare un “terzo responsabile”) è responsabile della sua tenuta in sicurezza, del libretto, del periodo annuale di accensione (differente per ogni regione climatica italiana).
La correttezza della manutenzione deve essere verificata per legge dai Comuni (se contano una popolazione superiore ai 40mila abitanti) o dalla Provincia per i Comuni più piccoli.
Tempo di sostituire la caldaia
Se utilizziamo una caldaia a gasolio o a carbone oppure uno scaldabagno elettrico dovremmo passare quantomeno al metano (meglio ancora sarebbe il solare termico). Fra tutte le fonti energetiche di origine fossile, il gas metano è quella con l’impatto minore sull’ambiente e quella di più facile utilizzo. Utilizzare il metano, in ogni caso, non vuol dire non inquinare. La sua combustione provoca delle emissioni di ossidi di azoto e di CO2, sebbene molto inferiori rispetto alle altre fonti fossili, e una certa quantità di metano fugge in atmosfera durante la sua estrazione e il suo utilizzo, incrementando così l'effetto serra.
Le caldaie a gas a più alto rendimento sono quelle a condensazione, perché capaci di sfruttare anche il calore latente del vapore acqueo contenuto nei tubi di scarico che fuoriescono quasi freddi, a una temperatura di circa 40 °C, insieme ad acqua di condensa. Fumi a queste temperature necessitano semplicemente, come canne fumarie, di un tubo di plastica di diametro 7-8 cm. Generalmente costano dal 30 al 60% in più rispetto ai modelli classici, ma permettono un risparmio energetico, nel caso di utilizzo del gas metano, che può raggiungere anche il 35%, con emissioni di ossidi di azoto e monossido di carbonio anche dell’80% inferiori.
In assoluto, otteniamo il maggior vantaggio se la caldaia a condensazione lavora a bassa temperatura, quindi se possibile meglio abbinarla a sistemi di riscaldamento radiante (a pavimento).
Centralizzato perché
La sempre maggiore esigenza delle famiglie di poter gestire liberamente ed autonomamente l’impianto di riscaldamento, ha portato spesso in passato a preferire la trasformazione verso impianti autonomi. Ma questa non è quasi mai la scelta migliore.
In genere, una sola caldaia condominiale, magari a condensazione, garantisce:
- minori costi di installazione, perché una caldaia grande costa meno della somma delle singole, prevede una sola canna fumaria, richiede una potenza termica massima inferiore;
- rendimenti superiori, una durata maggiore e costi di gestione inferiori, visto che richiede un solo intervento di controllo annuale;
- maggiore facilità di gestione: la responsabilità dell'impianto condominiale non è un privato, ma un più competente amministratore o una impresa specializzata.
Contabilizzare i consumi
C’è un modo per ottenere i benefici dell’impianto di riscaldamento autonomo senza però dover rinunciare a quello centralizzato. E’ quello di dotare i singoli appartamenti o i singoli termosifoni di valvole termostatiche unite a sistemi di contabilizzazione individuale del calore. In questo modo, pur mantenendo l’unico impianto centralizzato condominiale, i singoli condomini avranno la possibilità di scegliere liberamente la temperatura e gli orari di accensione del riscaldamento nel proprio appartamento, pagando sulla base dei consumi effettivi, ovvero del calore consumato.
L'intervento si presenta più facile, e quindi anche meno oneroso, nel caso di riscaldamento con sistemi di distribuzione del calore orizzontali (ogni appartamento avrà un unico contacalorie posto a valle di tutti i caloriferi), più difficile nel caso di tubazioni di riscaldamento verticali, che collegano i caloriferi della stessa facciata. In quest'ultimo caso termostato e contacalorie vanno applicati ad ogni calorifero dell'appartamento.
Ovviamente, una parte delle spese per il riscaldamento, stabilita dall'assemblea di condominio e che in genere può variare da un minimo del 20 ad un massimo del 50% delle spese totali, continuerà ad essere ripartita tra tutti in base ai cosiddetti “millesimi calore”, per compensare i costi comuni sostenuti per la conservazione e la manutenzione della caldaia e degli apparecchi ad essa collegati.
Per i condomini: gli interventi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore vengono decisi a maggioranza condominiale semplificata. Sono obbligatori, invece, in tutti gli edifici che hanno ottenuto il permesso di costruzione dopo il 30 giugno 2000.





