Olio di palma? Grazie, scelgo altro


Andrea Poggio // 13 gennaio 2021

Il mio comune distrugge le foreste tropicali?

“Caro Sindaco ti scrivo per invitarti a fare attenzione al carburante che usiamo”. Questo stanno chiedendo i circoli di Legambiente ai comuni, scrivendo ad amministratori o direttori dei servizi pubblici locali, chiedendo loro di usare gasolio o biodiesel che non contenga olio di palma.

Non tutti sanno, infatti, che in data 15 gennaio 2020, l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato condannava Eni al massimo dell'edittale di 5 milioni di euro per pubblicità ingannevole e pratica commerciale scorretta (vedi atto condanna), a causa dei messaggi enfatici sulle caratteristiche “green” del gasolio “Eni-diesel+” che ci risulta usato dai mezzi in uso presso le aziende pubbliche della vostra città (mezzi di raccolta di diverse frazioni di rifiuti o di servizio di trasporto pubblico). Persino Eni, comprendendo finalmente l'errore, ha annunciato l'uscita dal biodiesel prodotto da olio di palma, ma solo entro il 2023. 

Ecco, da una rapida ricerca sul web, le società pubbliche di servizi locali che usano gasolio “Enidiesel+”:

Il consumatore finale, bersagliato da pubblicità ingannevole, ancora ignaro, pensa di far del bene a pagare più caro un gasolio più “green”. Ma i comuni debbono dare l’esempio e, così come hanno dato rilievo pubblico alla scelta di usare “Enidiesel+” pensando di aver fatto cosa buona, ora deve essere di dominio pubblico la correzione dell’errore. “Dite, informate i cittadini di non essere più complici di chi distrugge foreste vergini nel mondo, di chi inquina il pianeta (emissioni di CO2) più del normale gasolio” sostiene Legambiente. Interrompere al più presto l'acquisto di “Eni-diesel+” per sceglierne uno con una componente di biodiesel inferiore, indipendentemente dalla compagnia di distribuzione, significa usare un gasolio con l’1-2% di olio di palma (media nazionale), contro il 12-15% nel Eni-diesel+.

Approfondimento
La decisione di acquistare biodiesel, presa a suo tempo, è stata certamente motivata da ragioni nobili. Probabilmente costerà anche di più, anche perché trattasi di carburante di categoria “premium”. E poi perché “Eni-diesel+” è stato presentato come un carburante più efficiente (meno emissioni di CO2), con emissioni inquinanti inferiore, come un esempio di economia circolare perché derivante (anche) dal riciclo degli olii di frittura usati proprio dalle vostre città.
Ebbene, non è così, come stabilito dalla decisione dell'AGCM, e come potete dedurre dalle seguenti informazioni:
1) Eni non ha saputo dimostrare alcuna significativa riduzione delle emissione di inquinanti, soprattutto per i parametri più importanti per la qualità dell'aria nelle nostre città (NOx e particolato)
2) l'efficienza non è prerogativa della componente bio, ma dei trattamenti di idrogenazione tipici dei carburanti “premium” di diversi distributori. Anzi, la presenza di olio di palma (80% della materia prima del biodiesel Eni) contribuisce ad aumentare le emissioni di CO2 del prodotto (LCA dal campo al motore)
3) l'olio di frittura recuperato nelle bioraffinerie Eni ammonta (dichiarazione Eni per il 2019) ad appena il 12% del prodotto, meno della metà del quale di origine nazionale. (per la composizione del  biodiesel Eni, si vedano risposte all'Assemblea azionisti).
Quindi l'Eni-diesel+ è un esempio di “economia circolare” solo nella misura del 5% circa, non riduce le emissioni inquinanti e, con l'80% di olio di palma, contribuisce all'aumento delle emissioni di CO2 (il triplo del gasolio fossile a parità di peso), alla distruzione della foresta indonesiana (almeno 45% dei terreni usati), biodiversità, squilibri ambientali e sociali. Il biodiesel all'olio di palma è peggio del puro fossile, da abbandonare subito. Da non sussidiare più, come chiediamo al governo (70 mila firme alla petizione www.change.org/unpienodipalle). 
Tanto che lo stesso management Eni, in occasione della Assemblea sociale del 15 marzo scorso ha dichiarato che: “Eni nell’ambito della sua strategia di decarbonizzazione, sta rivedendo in modo sostanziale la supply-chain allo scopo di azzerare l’utilizzo di olio di palma e PFAD entro il 2023”. Anche Eni ha ormai capito che l'inganno non può andare avanti a lungo!

Allegati utili per documentarvi:
1) articolo e dossier multa Eni (15 gennaio 2020)
2) conclusione istruttoria AGCM e sanzione (15 gennaio 2020)
3) su Assemblea azionisti Eni e voltafaccia tardivo su olio di palma (13 maggio 2020)
4) petizione raccolta firme: www.change.org/unpienodipalle 

 


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