Olio di palma? Grazie, scelgo altro


Andrea Poggio // 7 gennaio 2021

Bruciare olio di palma è un delitto

Sappiamo che l’olio di palma veniva usato in tanti biscotti. E sappiamo che tanti prodotti a marchio non lo mettono più (“senza olio di palma”). La gran parte degli italiani ignora che si trova soprattutto nel carburante (mezzo milione di tonnellate all’anno nel gasolio da autotrazione), pagato ad ogni pieno anche da chi acquista solo benzina. Un altro mezzo milione di tonnellate viene usato per produrre elettricità “verde”, sovvenzionata con le nostre bollette elettriche ad un prezzo quadruplo del normale. Si trova ancora negli alimenti (21% di 1,5 milioni di tonnellate che consumiamo), talvolta a nostra insaputa, come nella brioche che addentiamo al bar con il cappuccino, per friggere i salatini che ci tentano all’aperitivo o infine nella mangimistica, per ingrassare i polli. Il 5-7% si trova nello shampoo per la doccia, nell’ammorbidente per bucato, nei saponi e detergenti e nelle creme cosmetiche, anche quelle d’erboristeria.
L’olio di palma si estrae dal prezioso frutto della palma da olio e, come olio l’oliva, si usa tutto, anche lo scarto, per una infinità di funzioni più o meno nobili. Anche l’olio d’oliva salentino illuminava le sale reali europee dell’ottocento e quello della Costa Azzurra veniva usato nel sapone di Marsiglia.
Deforestazione e distruzione
L’abuso e lo spreco di olio da palma fa male. Fa male alla salute un’alimentazione che abusi di grassi e in particolare di grassi insaturi, particolarmente presenti nell’olio di palma (circa la metà). Ma soprattutto fa molto male all’ambiente lo spreco crescente di olio di palma come biocarburante e biocombustibile, ragione principale della crescita delle piantagioni di palma da olio nei climi tropicali, causa di deforestazione e distruzione di ecosistemi ad elevata biodiversità, come le foreste torbiere del sud est asiatico: la palma da olio è originaria dell’Africa, anche se gran parte delle piantagioni si trovano in Indonesia e Malesia dove si concentra l’86% della produzione mondiale. 
La sua produzione è cresciuta, tra il 1980 e il 2010, da 4,5 a 45 milioni di tonnellate, per poi impennarsi sino a 72,2 milioni di tonnellate nel 2019, per il 90% a causa dei consumi energetici: la ricerca di nuovi biocarburanti per l’aviazione e le navi fanno temere per la crescita futura. Temere per le foreste tropicali: 33 milioni di ettari in meno di vent’anni solo nel sud est asiatico. La foresta viene conquistata alle piantagioni dopo essere incendiata, le torbiere, essiccate e bruciate: contadini poveri vengono assoldati come piromani e poi sfruttati nella raccolta stagionale, la popolazione indigena defraudata dei diritti sulla foresta, giornalisti e attivisti arrestati e uccisi. Sono 193 le specie animali in grave pericolo di estinzione: in soli 16 anni (1999 – 2015) abbiamo perso la metà degli oranghi del Borneo e più di tre quarti del parco nazionale di Tesso Nilo, che ospita tigri, oranghi ed elefanti, è stato trasformato in piantagioni illegali di palma da olio.
Cambiare le leggi, ma cambiamo anche noi
A causa della deforestazione la combustione di un litro di olio di palma provoca il triplo delle emissioni di CO2 del gasolio fossile: lo ha stabilito la stessa Commissione Europea dopo aver commissionato un approfondito studio nel 2018. L’Europa ha sbagliato strada: ha incentivato per un decennio l’olio di palma pensando fosse rinnovabile, aumentando in realtà le emissioni di gas serra! In Italia, in seguito a nostro esposto, l’Autorità Garante (AGCM) ha multato Eni per pubblicità ingannevole (“greenwashing”) perché promuoveva come “bio” e “verde” il proprio biodiesel. Ora è proprio la nuova Direttiva rinnovabili (REDII) a imporre agli stati membri di far marcia indietro, chiedendo loro di non sussidiare più la palma nei biocarburanti entro il 2030, almeno. Chi vuol farlo prima è benvenuto: la Francia vi ha rinunciato già da gennaio 2020. L’Italia?
Legambiente ha proposto dal 2021 (vedi petizione quasi 70 mila firme), il Senato ha proposto dal 1 gennaio 2023, la Camera voterà nei prossimi giorni… La battaglia continua.
“Buycott”, possiamo scegliere
Ma mentre lottiamo per far cessare lo spreco, la distruzione legalizzata di foreste vergini, possiamo noi stessi far qualcosa per limitare lo sfruttamento? Sì possiamo. Non vogliamo boicottare l’olio di palma, vogliamo valorizzarlo e non sprecarlo: per questa ragione Legambiente e altre associazioni ambientaliste sono impegnate in una campagna buycott. Possiamo ridurre i consumi italiani di olio di palma, possiamo infatti, ad esempio (vedi campagna e iscriviti alla comunità su questo sito!), usare carburanti normali, con poco o nulla olio di palma, usare meno l’auto o auto a basse emissioni (meglio mezzi elettrici, anche condivisi), evitare di mangiare alimenti industriali di cui non si conosce la composizione, lavarsi o lavare evitando lo spreco di detergenti: usare troppo detersivo serve solo ad inquinare le acque.


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