Olio di palma? Grazie, scelgo altro


Lavo senza inquinare

Controllare le dosi, ridurre l’uso dei prodotti a quanto consigliato nelle istruzioni, vuole dire – nella media – dimezzare i consumi. E’ probabile (stime RSPO, l’associazione che promuove l’olio di palma certificato) che i consumi di olio di palma ammontino a circa 100.000 tonnellate all’anno. Riducendo lo spreco dei prodotti, probabilmente, si può anche dimezzare.
C’è olio di palma in quasi tutti i prodotti per lavare e nella cosmesi. Il problema non è tanto la composizione, ma l’uso, talvolta lo spreco, delle centinaia di prodotti, simili tra loro, che popolano le nostre case e la nostra vita domestica e non. Troviamo olio di palma o acidi derivati dalla palma in saponi, creme, shampoo, ammorbidenti, anche in composizione rilevante: dopo l’acqua può essere anche il primo ingrediente. Il problema è che ne usiamo tanto, troppo. Dieci anni fa scrivevamo: “Ognuno di noi consuma annualmente oltre 25 chili di prodotti per lavare. La gran parte, 12/13 chili, solo per fare il bucato: primi in Europa e nel mondo, contro gli 8 chili degli austriaci e i 4 degli scandinavi. E' vero che in questi paesi sono più diffusi i prodotti concentrati (cioè con meno acqua o carica), ma non c'è confronto, siamo noi i principali divoratori di detergenti. Nelle case italiane si trovano normalmente una ventina di diversi prodotti per lavare, in quelle europee la metà.” Non c’è ragione per credere che abbiamo smesso di essere i più spreconi in Europa: lavarsi è bene, eccedere nei prodotti serve solo ad inquinare le acque. 
Assocasa, gli industriali di settore, hanno smesso di pubblicare i dati di quantità, non conveniva. Ma dopo la pandemia hanno ammesso che il fatturato è cresciuto, e di molto. 

Un po’ di storia
E’ la storia secolare dell’industria chimica a dimostrarlo. Il famoso sapone di Marsiglia, un secolo fa, era ancora prodotto a partire dall’olio di olive. La Palmolive nasce negli Stati Uniti nei primi del Novecento da una saponetta di successo che per la prima volta usava sia l’olio di palma che di olive. Da allora l’olio di palma prende lentamente il sopravvento perché costa poco. Il nuovo regolamento (UE) 2019/701 della Commissione europea, del 5 aprile 2019, che stabilisce un glossario delle denominazioni comuni degli ingredienti da utilizzare nell’etichettatura dei prodotti cosmetici: la palma è presente in ben 529 sostanze. Talvolta ben occultata in denominazione che solo un chimico specializzato esperto può decifrare. 
Le alternative?
Costano di più. Così tanto? L’olio di cocco, di girasole, di ricino, raffinati possono costare all’ingrosso anche il doppio. Ma poiché un flacone da 200 ml di balsamo per i capelli può contenere sino a 10 grammi di olio di palma, in che misura un olio più caro inciderebbe sul prezzo finale del prodotto? A gennaio 2021 il prezzo internazionale della materia prima è poco più di un dollaro al chilo, quindi 10 grammi valgono 1 cent… Un altro olio vegetale potrebbe costare anche più del doppio. Ma un flacone si trova di balsamo si acquista a prezzi variabili tra i 2 e i 15 euro a seconda delle caratteristiche e della marca. Quindi migliaia di volte di più.
Ma anche dal punto di vista ambientale le cose cambierebbero poco. Una piantagione di cocco avrebbe un impatto analogo ad una di palma da olio. Una di olio di ricino, potrebbe usare terreni marginali e incolti, ma avrebbe una produttività per ettaro decisamente inferiore.

Tipo
Ambientale
Sociale
Livello di difficoltà
Facile
Unità di misura
confezioni all'anno
Livelli
Livello 1: controllare le dosi
Livello 2: controllare composizione
Livello 3: meno olio di palma

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