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Domande e risposte
Mobilità: l'impatto ambientale delle quattro ruote
Sono rimasto stupito e sconcertato nel vedere la Toyota Prius al comando della vostra classifica, ritenuta da molti studi molto più inquinante di quello che si crede.
Per valutare la eco-compatibilità infatti non si può considerare solo l'emissione di CO2 e il consumo al km, ma andrebbe valutato l'intero ciclo di vita (dalla produzione sino allo smaltimento). Se consideriamo l'inquinamento generato per la produzione di batterie e per il loro smaltimento a fine vita, la Toyota Prius scende parecchio nella graduatoria delle auto più "verdi".
Non capisco come non possiate tenere conto di questi parametri o non evidenziarli. Penso che compito di chi si occupa di comunicazione ambientale come voi sia proprio quello di non semplificare troppo, per aiutare davvero le persone a capire!
Stefano Pollini
Caro Stefano, in parte hai ragione e in parte no.
Hai ragione perché è solo l'analisi completa del ciclo di vita di un prodotto a fornire un vero elemento di paragone tra differenti prodotti (o servizi). E quindi non c'è dubbio che una macchina più grossa e più complessa (due motorizzazioni) potrebbe esserne penalizzata a vantaggio di una più semplice e meno pesante. Ma, purtroppo, non esiste alcun obbligo da parte dei produttori di svolgere simili analisi e quindi non avremmo nessuna possibilità (senza soldi e senza consenso) a svolgere analisi comparate sul ciclo di vita di centinaia di modelli di auto. Quindi, che fare? Rinunciare alla classifica perché, necessariamente, parziale?
Tieni presente che, dalle poche analisi e stime del ciclo di vita di un'automobile, si può ritenere che la produzione incida sulle emissioni di CO2 per circa un terzo dell'intera vita. Mentre l'utilizzo è il fattore di gran lunga più impattante.
Hai torto, nel criticarci, perché non teniamo solo conto delle emissioni di CO2, e quindi del consumo, ma anche dell'inquinamento provocato, della tossicità per l'uomo e l'ambiente e del rumore. La nostra è l'analisi più completa che oggi si possa trovare, estesa a (quasi) tutti i modelli più venduti. Abbiamo precisato i fattori che teniamo in considerazione. Molti altri sarebbero da considerare: ad esempio il rischio in caso di incidente sia per i passeggeri che per i pedoni o ciclisti. Anche in questo caso però non tutte le case forniscono informazioni attendibili e confrontabili!
E infine, caro Stefano, molto dipende da chi l'auto la compra e la usa. E dalla possibilità di farne a meno! Grazie dell'attenzione
Lavare: detersivi liquidi o in polvere, cosa è meglio?
Gentili signori, perché i detersivi in polvere sono considerati più aggressivi sulla pelle di quelli liquidi? Grazie, Roberta Pagani
Risponde Fabrizio Zago, chimico industriale e consulente Ecolabel, curatore del sito www.biodizionario.it e amico di Vivi con stile.
Gentile signora, in linea di principio né le polveri né i liquidi sono “aggressivi” sulla pelle per il semplice fatto che non ne dovrebbero rimanere sui tessuti.
Purtroppo questa è solo una pura ipotesi perché la riduzione della quantità di acqua per ciclo di lavaggio (attualmente 45 litri mentre negli anni '90 anche 100 litri) e la concomitante riduzione delle temperature di lavaggio, causano una crescente difficoltà di risciacquo che è evidentissima nei detersivi in forma solida (polveri). I liquidi lasciano pochissimi residui mentre le polveri ne lasciano molte, soprattutto se nella loro formulazione sono presenti le zeoliti, sostanze perfettamente insolubili.
Concludendo, se possiede una lavatrice moderna, con meno di 10 anni di vita, e sceglie cicli di lavaggio a temperature basse, da 40 °C in giù, è molto meglio se usa detersivi liquidi.
Elettrodomestici: cellulari, come smaltirli
Salve, ho un vecchio cellulare da buttare. Sapreste indicarmi come smaltirlo? Grazie, Ross Bla
Gentile lettore, i cellulari seguono la regole di smaltimento che vigono per tutti i rifiuti elettronici. A partire dal 1° gennaio 2009, i rivenditori (ma i più responsabili lo fanno già!) saranno obbligati a ritirare l'apparecchiatura usata dietro l'acquisto di una nuova e ad avviarla agli appositi luoghi di raccolta. Per ora occorre ancora consegnarli alla piattaforma ecologica del proprio Comune (attenzione: non tutte le amministrazioni sono attrezzate per il ritiro, quindi nel dubbio meglio contattare l'Ufficio Ecologia del proprio Comune o informarsi sul suo sito Internet).
Elettrodomestici: lavatrici e lavastoviglie con doppio attacco
Stavo cercando su Internet lavatrici e lavastoviglie con doppio allacciamento acqua fredda e calda, quando ho "incontrato" la vostra pagina "TECNOLOGIE: la lavatrice moderna" (http://www.viviconstile.org/scheda.php?szid=6&skid=16) dove segnalate alcune lavatrici LG con doppio allacciamento. Io ho trovato anche la Miele W 3841 WPS ALLWATER (2° allacciamento per acqua calda oppure acqua piovana), la REX-ELECTROLUX RWFH12280W e RWFH12280W SUNNY, la TEKA LI1060S purtroppo tutte solo a carica frontale.
Ho scoperto che c'è una ditta (Saros energia) che pubblicizza un apparecchio per effettuare esternamente alla lavatrice la doppia connessione e l'apparecchio decide quale acqua inviare alla lavatrice a seconda delle necessità. Non ho idea di come e se funzioni.
Per le lavastoviglie niente, purtroppo.
Ho contattato la Miele che assicura (e scrive) che nel suo (unico) allacciamento si può inserire acqua calda o fredda, la Bosch che invece mi ha risposto che se lo faccio decade la garanzia e poi Smeg/Electrolux/Whirlpool che mi hanno detto di avere modelli che accettano acqua sino a 60°C.
Se ne trovate una pubblicizzatela a dovere! Andrea Ostuni Minuzzi
Grazie per le informazioni aggiuntive sulle lavatrici a "doppio attacco"!
Ma per le lavastoviglie non mi porrei problemi. Basta collegare all'unico attacco quello dell'acqua calda: al massimo arriva dalla caldaia a 60-65 gradi e se fosse anche un po' più fredda (all'inizio l'acqua del tubo si sarà certamente raffreddata), la resistenza elettrica dovrà solo riscaldare di pochi gradi.
Rifiuti: umido e borse in plastica. Mai insieme!
Gentili amici, seguo con una certa attenzione i problemi relativi all'ambiente e alla salute del nostro "pianeta" e cerco, nel mio piccolo di fare il meglio che posso.
Un dubbio: nella mia città (Rimini) da un paio d'anni sono stati collocati i contenitori marroni per la raccolta differenziata del rifiuto organico. I riminesi si dimostrano molto disponibili in questo senso, perchè i contenitori sono sempre pieni. Tuttavia, noto che per la stragrande maggioranza delle volte, i rifiuti organici vengono raccolti nelle sportine di plastica e gettati così nell'apposito cassonetto. Mi chiedo:
1) quel materiale potrà essere compostato ugualmente? Non penso proprio che Hera, la società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti, paghi degli operai per aprire ogni borsina di plastica... considerando poi l'odore tremendo che a volte i cassonetti producono.
2) Il secchiello di plastica che ci è stato consegnato per la raccolta in casa di materiale organico, non è una buona soluzione, poichè attira gli insetti, è maleodorante e si consuma troppa acqua per tenerlo pulito.
3) Io utilizzo i sacchettini leggeri che nei supermarket vengono usati per pesare le verdure, illudendomi che siano di plastica di mais e perciò riciclabili.
Cosa mi potete dire al riguardo? Grazie Perazzini
Gentile lettrice,
rispondiamo alla tua domanda riprendendo i punti da te evidenziati.
1) Il fatto che il materiale organico venga raccolto con sacchetti di plastica costituisce un problema per il successivo trattamento di compostaggio. Infatti il sacchetto in plastica non può essere biodegradato come tutte le sostanze organiche di origine vegetale o animale e rappresenta quindi un'impurità. Molti impianti di compostaggio sono preceduti da un trattamento meccanico che lacera e separa i sacchetti di plastica dal materiale organico. E' un trattamento efficace, ma non perfetto. Per questa ragione è necessario utilizzare sacchetti biodegradabili in mater-bi (disponibili al supermercato o in alcuni casi forniti dal comune).
2) Esistono dei contenitori areati da tenere in casa che risolvono il problema dell'odore. Il contenitore areato evita la formazione di cattivi odori, muffe e condensa. Alcuni comuni italiani hanno già adottato questo sistema distribuendo ai cittadini i cestelli per la raccolta differenziata dell'umido (vedi immagine http://www.biobag.com/air-patty.html).
3) Assolutamente no. I sacchetti per l'acquisto di frutta e verdura sono in plastica. Per la raccolta dell'umido è necessario acquistare i sacchetti in mater-bi che sono compostabili insieme al materiale organico che differenziamo.
Acqua: il gusto di berla dal rubinetto
Salve, ho letto in un articolo sul Corriere della Sera del 28 agosto 2008 ("Rivalutiamo il vecchio rubinetto") che per eliminare il gusto di cloro dall'acqua di rubinetto basterebbe utilizzare dei filtri. Sapreste indicarmi dove trovarli e a che costo? Grazie, Simone Andreani
Caro Simone, ci sono tre soluzioni per eliminare il retrogusto di cloro dall'acqua di rubinetto. Due che ci sentiamo di caldeggiare, la terza che sconsigliamo:
- A chi piace l'acqua fresca di frigo: prelevarla dal rubinetto in brocca a lasciarla raffrescare in frigorifero scoperta. Parte del cloro evapora e, in ogni caso, a temperature più basse, si percepisce meno.
- Ci sono in commercio a prezzo contenuto brocche con filtro a carboni attivi da ricaricare. Un apposito segnalatore avvisa quando occorre cambiare il filtro. Le si trova in vendita nei casalanghi specializzati o nelle catene di di elettrodomestici al prezzo di 25 euro circa (i filtri, in scatole da 3 pezzi, costano sui 20 euro e mediamente un filtro si sostituisce una volta al mese, anche se sul ricambio molto dipende dall'uso che se ne fa);
- la terza soluzione è costosa e presenta controindicazioni: i filtri domestici da applicare alla tubazione dell'acqua (in genere al rubinetto di cucina). Il costo è di diverse centinaia di euro e, se non ci si ricorda di cambiare regolarmente i filtri (che costano) o ci si dimentica di far scorrere l'acqua quando si ritorna a casa, il rischio è di peggiorare la qualità dell'acqua potabile!
Infine, per ogni dubbio sulla qualità dell'acqua di rubinetto si può sempre chiedere informazioni all'Ufficio Ecologia del Comune di appartenenza o all'azienda che gestisce il servizio idrico e che quotidianamente controlla lo stato delle acque.
Lavare: orientarsi nella giungla dei detersivi...
Gentile redazione di Vivi con stile, ho letto sul sito di un'azienda che produce detersivi ecologici che i fosfonati sono fotodegradabili e che non hanno un'origine petrolchimica. Vorrei ricevere da voi conferma.
Anche sugli Enzimi (Amilase e Protease) contenuti nei detersivi per lavastoviglie ho qualche dubbio. E' vero che possono alterare l'equilibrio ambientale quando finiscono nelle acque di fiumi e di mari?
Attendo di conoscere il vostro parere. Grazie, David Selvatico
Risponde Fabrizio Zago, chimico industriale e consulente Ecolabel, curatore del sito www.biodizionario.it e amico di Vivi con stile.

Caro David, per risponderti ci vorrebbe un libro intero. Spero che questa sintesi possa soddisfare le tue domande.

I Fosfonati sono delle sostanze che agiscono in maniera “sub stechiometrica” cioè ne basta una piccola quantità per ottenere risultati grandissimi. Ad esempio, una macchia di sangue su un tessuto non si toglie se nel detersivo non ci sono dei fosfonati. Ma queste sostanze servono anche a ridurre la deposizione di calcare, stabilizzano gli ossidanti (percarbonato) e sono molto utili nel bloccare i metalli pesanti.
Detto questo è certo che invece sono di origine petrolifera (anche se alla lontana) e che la loro biodegradabilità non supera il 40%. E' vero anche che nell’ambiente non si riesce a trovarne. Parecchie prove dimostrano che pur non venendo digeriti dai batteri sono degradati dalla luce del sole. Quindi, alla fine, anche i fosfonati si degradano e diventano forme chimiche semplici.
Il mio giudizio globale è che sono il meno peggio attualmente disponibile sul mercato. All’orizzonte stanno profilandosi nuovi sequestranti biodegradabili, che non sono però ancora a livelli di produzione tali da poter essere impiegati dall’industria. Staremo a vedere.

Per rispondere alla seconda parte della tua domanda è necessaria una premessa. Di per sé gli Enzimi non costituiscono un problema per l'ambiente. In quanto tali, sono anzi una benedizione divina perché permettono la disgregazione dello sporco a basse temperature, e quindi dei notevoli risparmi energetici. Sono sostanze biodegradabilissime e con una tossicità per gli organismi acquatici praticamente nulla.
Il problema è la maniera con cui si ottengono. Le due sole aziende al mondo che li "fabbricano" utilizzano dei batteri che producono enzimi. Ovviamente i batteri producono tutti gli enzimi di cui hanno bisogno per vivere e questo non è utile all’industria cui serve poter vendere della Amilasi pura (cioè Amilasi e basta), della Proteasi pura e via dicendo.
Come fanno allora? Semplice, modificando geneticamente le colture batteriche in modo che producano solo l’enzima di cui l’industria ha bisogno e che può vendere. Sono questi batteri OGM che rappresentano il vero pericolo per l’ambiente. Supponiamo che dagli scarichi del produttore di enzimi escano dei batteri OGM. Ebbene, questi potrebbero sostituirsi ai normali batteri presenti nell’ambiente e svilupparsi all’infinito con conseguenze disatrose per l'ecosistema.
Rifiuti: il tetrapak, dove buttarlo
Gentile redazione Viviconstile, mi trovo in difficoltà con le confezioni in tetrapack. In quale tipo di raccolta vanno gettati? Grazie per l'aiuto. Letizia Quagli
Gentile Letizia, per informazioni sul recupero del tetrapack deve rivolgersi al suo Comune di appartenenza. Generalmente questa raccolta avviene assieme alla carta e cartone ma il Protocollo d’Intesa fra Tetra Pak e Comieco ha individuato anche un’altra modalità per il recupero dei cartoni per alimenti: la raccolta multimateriale, ovvero insieme a vetro, lattine e plastica. Ad oggi sono oltre 17 milioni i cittadini italiani che possono servirsi della raccolta differenziata per i cartoni degli alimenti (il 29% della popolazione) e quasi 1.400 i Comuni italiani dove è già attivo questo servizio. Per l'elenco completo può consultare il sito www.tetrapak.it
Elettrodomestici: tagliare i consumi dello stand-by
Buongiorno, ho letto molte notizie interessanti sul vostro sito riguardo al risparmio di energia elettrica nelle famiglie. A casa mia risultano essere sempre (o prevalentemente) accesi sia il PC che la televisione anche quando non sono in uso. Mi sapreste dire se c'è differenza tra il consumo di una TV in stand-by e una TV accesa e quanto vengo a spendere di energia elettrica rispettivamente per ogni elettrodomestico in funzione stand-by?
Grazie, Franca Lamonaca
Gentile Franca, i dati forniti da una ricerca dell'Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente) parlano chiaro: quando è accesa la tv consuma in media 130 kWh all'anno, in "standby" 105. La differenza è minima. Stesso discorso per videoregistratore, computer, dvd player e così via...La lucina rossa non è poi così innocua come sembrerebbe. Non lo è per l'ambiente e neppure per il nostro portafogli.
Mediamente in un anno per una televisione (o PC) in modalità stand-by si arrivano a spendere fino a 32 euro di energia elettrica. Dunque, consigliamo di spegnere sempre l'insidiosa lucetta rossa, applicando prese elettriche (ciabatte) dotate di interruttori generali.
Il portafoglio respira, l'ambiente ringrazia: non lasciando la TV in stand-by quando non la si usa si evitano di immettere in atmosfera fino a 79kg di anidride carbonica!
Lavare: il bucato perfetto
Mi chiamo Marco, abito a Roma, ho acquistato una lavatrice per usarla in abbinamento al pannello solare per la produzione di acqua calda. Mia moglie ha notato che i panni si muovono poco al suo interno, che non li pulisce bene ed i lavaggi durano molto meno della vecchia lavatrice (a suo dire sono troppo brevi) e la quantità di acqua usata è eccessiva. Per il lavaggio usa due dosi di sapone liquido di marsiglia per lavatrice. E' colpa del sapone?
Caro Marco, l'informazione fondamentale che non ci hai fornito è a che temperatura lava tua moglie?
Cotone e lino dai colori resistenti vanno lavati ad alte temperature, anche molto sporchi, vanno in lavatrice con acqua a 60 gradi e la giusta dose di detersivo; mentre per le lenzuola e colorati delicati chiari, colori delicati scuri, biancheria intima, in genere biancheria poco sporca, con acqua tiepida a 30/40 gradi. Comunque, anche se lavasse a caldo non usa il detersivo giusto. Per togliere le macchie difficili si usa un pre-trattamento (basta insaponare prima colli e polsini, così come le macchie di cibo sulla tovaglia) o ci si affida a un detersivo potente. Noi siamo per la prima soluzione! Ti consiglio, inoltre, di consultare la scheda Acqua: fare il bucato che trovi su questo sito.
Rifiuti: compost per il mio giardino
Salve, nella mia casa di campagna ho un orto che vorrei fertilizzare con del compost. Purtroppo i miei soggiorni sono sempre piuttosto brevi e pertanto la quantità di rifiuti che potrei utilizzare non sarebbe sufficiente. Ho pensato allora di fare del compost sul balcone del mio appartamento di città...che ne pensate?
Alessandro Patella
Con le dovute precauzioni fare del compost sul balcone di casa non è un'impresa impossibile. L'importante è garantire il corretto equilibrio acqua/aria per evitare spiacevoli processi putrefattivi che potrebbero essere ben poco graditi ai suoi vicini.
Tanto per cominciare, bisogna munirsi di compostiera di plastica o, se si preferisce il fai-da-te, di una rete metallica plastificata con maglia del diametro non superiore a 1 cm.
Al suo interno procederemo a riporre la frazione organica eclusivamente vegetale di cucina alternandola con la frazione secca (foglie dei vasi, ramaglie), necessaria per assorbire l'umidità in eccesso e per riequilibrare il rapporto carbonio/azoto, evitando così il rilascio di ammoniaca.
Meglio non unire alla frazione organica cibi cotti: attirano insetti e animali indesiderati. Ma soprattutto, regola d'oro, rimescolare tutto il contenuto almeno tre volte nell'arco di sei mesi in modo da favorire una corretta areazione, necessaria per evitare l'attivazione di processi fermentativi e putrefattivi particolarmente critici nel caso di materiali ad elevata umidità.
Dunque, caro Alessandro, provi pure, e buon divertimento!
Acqua: uso e riuso
Nel piccolo paese dove abito il costo comunale dell'acqua è passato quest'anno da 1 euro a 2 euro al metro cubo. In breve ho sperimentato che reciclando l'acqua che utilizzo normalmente in casa, posso soddisfare il fabbisogno delle piante che ho sul terrazzo con notevole risparmio anche per il mio portafogli.
Posso utilizzare anche l'acqua di scarto che utilizzo per cuocere la pasta o l'amido risulta dannoso per le piante?
Luana Rosarno
Riutilizzare l'acqua il più possibile è sempre un'ottima abitudine.
Venendo alla sua domanda, non ci sono controindicazioni all'impiego dell'acqua di cottura per la pasta per innaffiare piante e fiori (a condizione che sia a temperatura ambiente!). Ma l'ideale è recuperarla per il lavaggio di piatti e stoviglie (l'amido è un efficace sgrassante) e utilizzare quella di lavaggio di frutta e verdura per innaffiare le piante di casa. Non dimentichi poi che per irrigare un orto o innaffiare i fiori può essere utlizzata l'acqua piovana, raccolta attraverso un semplice secchio da giardino.
Lavare: detersivi con l'etichetta
Come riconosco se un detersivo è biodegradabile?
Luana Rosarno
Il metodo più sicuro è quello di tenere d'occhio al momento dell'acquisto l'etichetta del prodotto. Quelli che espongono il marchio Ecolabel (www.ecolabel.com/italian/) hanno superato l'esame della Commissione Europea. Il che vuol dire che sono stati realizzati con criteri improntati al massimo grado di rispetto ambientale. Facilmente riconoscibili grazie al logo della margherita apposto sulla loro confezione, li si può reperire senza difficoltà in tutti i grandi supermercati.
Elettromestici: quanto mi costa lo stand-by
Leggo sempre con attenzione tutto quello che riguarda il risparmio energetico, ma non ho mai trovato una informazione, sia pure approssimativa, sul consumo energetico di un computer (acceso, funzionante e in standby). Potreste darmi qualche consiglio?
Mario Silvestro

Per una panoramica sulle apparecchiature in commercio in Europa che risparmiano più energia un buon sito Internet da visitare è www.topten.ch. Troverà una sezione dedicata anche ai prodotti più efficienti per ufficio (fax, stampanti, monitor per PC) con la specifica dei consumi nelle modalità on, off e stand by.
Le consigliamo anche una visita al sito www.eu-energystar.org/it della Unione Europea: nella sezione Consumatori privati, potrà consultare una banca dati costantemente aggiornata  (http://www.eu-energystar.org/it/it_026c.shtml) che fornisce i parametri energetici e funzionali dei modelli per PC e schermi che hanno ricevuto la certificazione europea Energy Star.
Elettrodomestici: lampadine di classe A, come smaltirle
Salve, vivo ad Aosta e uso tutte lampadine a risparmio energetico. Dove posso gettarle per poterle riciclare? Sapete se ci sono negozi addetti allo smaltimento?
Denis Dallanese
Le lampade a fluorescenza compatte sono dei prodotti elettronici per i quali è prevista la raccolta o lo smaltimento separato dagli altri rifiuti. Il Comune di Aosta dovrebbe aver organizzato una raccolta differenziata attraverso piattaforme comunali custodite.
Nei prossimi mesi comunque entrerà in vigore la nuova normativa italiana sui rifiuti elettronici, che obbligherà produttori e commercianti ad attivare circuiti e sistemi ad hoc di raccolta e smaltimento.